Congresso PD: da Monopoli il contributo di Lallo Aquilino sulla mozione Andrea Orlando

Monopoli

Mi permetto di entrare nel confronto aperto da “Corsivo 2.0” sulle primarie del PD per l’elezione del nuovo segretario, esprimendo le motivazioni politiche che mi inducono a preferire la candidatura di Orlando.

La mancata elaborazione e condivisione, tra gli iscritti e gli elettori, del progetto politico legato alla riforma elettorale e costituzionale, prima della consultazione popolare, è stata la causa principale della sconfitta e della preoccupante e crescente riduzione di consenso del PD. A questo si è aggiunto il grave errore della personalizzazione leaderistica dell’esito del voto con i risultati disastrosi che si sono avuti: la caduta del Governo, una ulteriore spaccatura del PD, il recupero di credibilità del M5S nonostante le loro enormi difficoltà, il viatico alla riunificazione della destra le cui divisioni hanno finora consentito la formazione di un Governo, la “rinascita” di Berlusconi che sembrava ormai dimenticato. Vi è inoltre l’evidente necessità di riformulare una nuova legge elettorale e la riforma costituzionale è tutta da riformulare.

Il Congresso del PD deve poter restituire al partito UNITA’, la credibilità perduta, prima ancora che ai suoi leaders. Questa è la indispensabile premessa perché nella sinistra possa svilupparsi un confronto per una prospettiva unitaria di governo.

Tra i militanti si vive un momento di grande sconforto e disaffezione, le simpatie di molta gente onesta e di buona volontà sono sempre più rivolte, per “disperazione”, verso formazioni politiche populiste e avventuriere.

Preoccupanti, invece, sono i toni aspri, disgreganti e spesso personalistici usati da alcuni candidati in questa campagna per le primarie, rivolti più contro i competitori interni, e i possibili alleati, che contro gli avversari del PD e della sinistra. Raramente si accennano, nei loro discorsi, analisi e proposte politiche serie, mentre si indulge in sensazionalismi e promesse che hanno il sapore di vecchi “contratti con gli Italiani” di berlusconiana memoria.

Tanto accade in un partito che dovrebbe essere il punto di riferimento cardinale per far uscire il Paese da una troppo lunga crisi politica, economica e culturale. Tanto accade in una difficilissima contingenza internazionale, che vede un “riposizionamento” delle grandi potenze che mette in pericolo il futuro dell’Unione Europea, e perfino dei trattati economici e delle alleanze politico-militari fin qui costruite. In questo contesto un PD unito, forte e autorevole è l’unica prospettiva per un futuro migliore del nostro Paese. Lungi da ipotesi anti-europeiste del M5S e di parte della destra, è l’unica prospettiva per dare all’Italia un ruolo da protagonista nell’affermazione dei valori di civiltà e democrazia costruiti, in Europa, dopo l’ultimo conflitto mondiale da una classe dirigente fortemente accreditata dalla lotta antifascista. Il pericolo da scongiurare è che l’Italia divenga, al contrario, il tallone d’Achille di un’Europa oggi da più parti messa in discussione, priva un unico esercito, di un sistema fiscale univoco, di un governo che possa decidere politicamente oltre che economicamente.

Le primarie del PD hanno avuto in passato la capacità di attrarre elettori e l’attenzione della stampa, di suscitare una grande mobilitazione e confronto tra gli iscritti. Se oggi non riescono a dare una prospettiva politica chiara, rischiano  di diventare ulteriore motivo di frattura, di discredito, e allontanamento dal partito.

Infine è opportuno, a mio modesto parere, scindere la figura dell’eventuale candidato premier da quella del segretario di Partito: le condizioni politiche attuali, le attuali norme e i probabili esiti elettorali per un nuovo Governo pongono di fatto questa esigenza.

Non si risolvono questi problemi con immagini di facciata, tanto meno con l’occupazione di spazi di potere, ma con la concretezza dell’impegno e del lavoro nel Partito, con la capacità di riunificarlo e di ricreare un clima di fiducia! Il Ministro Orlando forse manca della caratura leaderistica di Renzi, e perfino di quella di Emiliano, ma rappresenta, proprio per questo motivo, la migliore ipotesi per la ricostruzione del PD, ciò che oggi ci è più urgente e importante.

Lallo Aquilino