Da Turi. Assessore Giusi Caldararo sulla mozione di Andrea Orlando: «un Partito, un’alleanza sociale, una nuova sfida politica!»

Turi

Da donna di partito e amministratrice locale, quale assessore alle politiche sociali, mi sono avvicinata con occhio sereno ed imparziale alla lettura delle tre mozioni dei candidati alla segreteria nazionale del mio partito.

Da subito però mi è risuonata nella testa la frase di Andrea Orlando che recita così:” Cos’è un riferimento? E’ ciò che ritrovi nei passaggi difficili, e che ti aiuta a riconoscere il cammino anche quando non sei d’accordo con lui”.

Ho immediatamente personificato il mio partito con questo “lui” e mi sono chiesta cos’è un partito se non un luogo di incontro/confronto tra tutti gli iscritti? Se non la sede della condivisione e delle decisioni accolte e condivide, delle discussioni e della formazione politica che vede alimentare la voglia di partecipazione dei giovani alla vita cittadina e attingere dagli uomini più esperti, senza rottamarli, quelli di tradizione e scuola politica conservatrice, gli insegnamenti etici, morali, nonché di cultura politica?

Così la mozione del ministro Orlando è diventata la mia mozione.

Muovendoci dal fallimento del 4 dicembre, tutti noi donne e uomini democratici, avevamo il dovere di interrogarci non tanto per quello che era stato, ma piuttosto per tutto quello che poteva essere.

Andrea Orlando ha acceso i riflettori su tale fondamentale elemento di autocritica, senza la quale non si può costruire il futuro, anche e soprattutto di un partito quale grande contenitore come il Pd.

I punti salienti ed imprescindibili di cui è ricca la sua interpretazione di partito e di futuro politico hanno visto il netto ed inequivocabile desiderio di spostare la posizione politica governativa più a sinistra di quanto lo fosse adesso.

Il Welfare inteso come sostegno alla povertà assoluta per ridare dignità a tutte le famiglie bisognose, deve contemplare anche una forma di sussidiarietà, come la chiama il Ministro, educante, come personalmente la interpreto io, dove nel quotidiano del supporto economico ai nuclei familiari più disagiati, si deve associare una forma di consapevolezza e di riscatto sociale.

L’Immigrazione quale fenomeno di accoglienza, occasione per costruire ponti e non muri, momento in cui tendere la mano a chi, come li definisco io, sono portatori sani di nuove culture che arricchiscono la nostra. Ma è fuori dubbio il controllo attraverso le leggi per chi è clandestino o per chi sfrutta il lavoro nei campi.

L’economia, pilastro dell’azione del fare concreto sia a livello europeo, sia a livello nazionale, sia a livello locale. Agli Enti locali devono essere garantite possibilità economiche e gestionali nonché maggiori spazi di manovra su un bilancio che spesso lotta con la realtà che sopporta difficoltà amministrative per soddisfare tutte le esigenze sociali. Quindi è fondamentale progettare a più livelli una programmazione sociale che riporti all’uguaglianza, che sconfigga ogni forma di differenza.

E’ necessario, allora, incentrare tutto il lavoro politico sul vero valore delle politiche, ovvero la capacità di risoluzione dei problemi e le difficoltà che la gente comune incontra e ti confida. Dedicare loro del tempo, offrire loro la tua disponibilità, cercare di dare risposte risolutive e concrete, offrire la speranza di potercela fare, non basta. Bisognerà dare priorità al sociale perché è da lì che parte la rinascita anche economica.

Insomma essere responsabili e consapevoli del ruolo sociale che si ricopre, permettere attraverso un’azione trasparente e viva, di attirare verso l’idea di vera politica, tanta gente, quella ormai lontana e sfiduciata.

Fare della politica un valore di progetto collettivo e del partito una missione di vita.

Giusi Caldararo