Dalla Brexit a una Unione Europea più forte

content_img_1Riportiamo una interessante edizione di Corsivo del 9 ottobre 1961 che già d’allora richiamava il grande obiettivo di una Europa libera, democratica ed unita.

Oggi con la stessa passione e determinazione apriamo un dibattito online con i primi tre commenti di Stefano Campanella, Domi Calabrese e Giuseppe Mangini.

L’Unione Europea è una conquista e và preservata

brexit fotoL’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea è certamente una sconfitta, ma non è, e non deve essere, il fallimento di un progetto ideale, economico e politico nato all’indomani della seconda guerra mondiale con la prospettiva di favorire un futuro di pace tra i Paesi del vecchio continente, sottraendoli ad una logica di sfrenata competizione nazionalistica, che costituisce il principale fondamento di ogni conflitto.

Oggi ci troviamo dinanzi a una decisione del popolo sovrano d’oltre Manica che ha già creato una vera e propria tempesta nei mercati finanziari, soprattutto in quelli più deboli, e che non sarà priva di conseguenze negative, sia per i britannici sia per i cittadini dell’Unione. Una decisione in linea con lo storico euroscetticismo delle autorità di Londra. Una decisione che, come ha interrotto un cammino comune durato 43 anni, può, a sua volta, essere sovvertita da un nuovo pronunciamento popolare, maturato nella consapevolezza che la rinuncia a una parte di sovranità nazionale è in grado di produrre, come contropartita, un più ampio benessere economico per i cittadini.

In attesa di un auspicabile nuovo dietro front della Gran Bretagna, ora tocca agli altri Paesi dell’Unione rimboccarsi le maniche e arginare le conseguenze della Brexit e le tendenze nazionaliste serpeggianti ovunque e basate sulla diffusa xenofobia e sull’affannosa e ancora timida ripresa economica dopo la crisi del 2008.

Dinanzi a questi problemi, che hanno evidenziato alcuni limiti dell’Unione Europea, dobbiamo comprendere che la soluzione non è cancellare un’istituzione che, nel passato, ha favorito e incentivato il progresso, soprattutto delle aree più depresse, e che ha saputo creare una moneta unica e forte, senza la quale gli effetti della crisi sarebbero stati molto più devastanti. I Capi di Stato e di Governo, e in particolare il nostro Presidente del Consiglio, devono invece cogliere l’occasione della Brexit per correggere i due fondamentali punti critici della politica europea: la rigidità nel pretendere il rigore economico dai singoli Stati (che ha raggiunto in suo apice nel cosiddetto fiscal compact, cioè il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance”) e l’incapacità di dare una risposta al drammatico e crescente fenomeno migratorio.

L’Unione è una conquista e va preservata.

Tornano memorabili, di grande attualità e dovrebbero far riflettere le parole pronunciate dall’on. Giovanni Galloni il 13 dicembre 1978 alla Camera, durante il dibattito sull’ingresso dell’Italia nello SME: «Noi non possiamo assumere una posizione di secondaria importanza in questa battaglia per l’Europa e per l’unità europea. E, appunto, nella continuità in questa scelta che noi vediamo e interpretiamo, […] come italiani, l’avvenire dell’Italia a livello di un paese europeo e moderno».

il Direttore Stefano Campanella

Speranza per un volto nuovo della casa comune europea

povera europaGli inglesi hanno fatto un po’ come il bambino nella novella di Andersen “il vestito dell’imperatore”; hanno gridato che l’Europa è nuda: nuda di umanità, di fraternità, tutta avviluppata da norme da speziali che codificano anche l’aria fritta, regolata da procedure economiche e bancarie complesse, insomma senza un’anima. All’Europa Unita è mancata l’anima, perché ha tagliato le sue radici culturali.

Allora quale grande segno profetico è oggi la manifestazione di Monaco “Insieme per l’Europa”! Quale testimonianza profetica che la vera identità e missione dell’Europa è rivelata dalla fraternità e dal superamento delle divisioni. In molti attendiamo questo evento come un vento di speranza che possa rivelare un volto nuovo della casa comune europea.

Domi Calabrese

Povera Europa

europa-giovaniPovera Europa alla mercè di detrattori egoisti e miopi e di pseudo difensori quantomeno tiepidi e distratti. Eppure è innegabile il merito di aver assicurato un lungo periodo di pace e progresso nonostante i suoi poteri limitati e le contraddizioni e la litigiosità degli Stati aderenti. Ora, poi, è giunta la doccia fredda dell’uscita dell’Inghilterra ma se è vero il noto detto che “non tutti i mali vengono per nuocere”, dall’abbandono del Regno Unito si può ripartire a patto che si faccia tesoro degli errori del passato.

Si può, anzi si deve, ripensare e rilanciare l’Europa, meglio ancora se lo si fosse già fatto.

Innanzitutto bisogna ripartire dal recupero del rapporto fiduciario con la popolazione europea cominciando dagli Stati aderenti che devono smetterla di scaricare sull’Europa i propri fallimenti e le proprie inefficienze e devono iniziare ad evidenziarne e comunicarne i meriti e i successi. Per recuperare poi l’attenzione se non proprio la condivisione ed il sentimento di appartenenza delle popolazioni sarebbe utile che anche i vertici dell’Unione fossero eletti direttamente da loro.

Si dovrebbe, quindi, cominciare a pensare più in grande: l’unione monetaria è stato un passo nella giusta direzione ma si è trattato soltanto di un primo passo che ha riguardato esclusivamente l’economia che non è detto sia in grado di riscaldare i cuori di tutti. L’integrazione relativa alla sicurezza interna ed esterna, al welfare, alla politica estera ecc. è rimasta nel cassetto.

E se si iniziasse con il riprendere il discorso della Carta costituzionale europea così anche da venire incontro alla fregola costituzionalista del nostro governo?

Giuseppe Mangini

lista_padri___flex