Direzione nazionale PD: il dibattito su Corsivo 2.0

direzione-pd-4-luglio-2016Dopo la Direzione Nazionale del PD, l’on. Giusi Servodio rilascia una dichiarazione. Si apre un dibattito online sul sito con i primi tre interventi.

Un PD vero! ….. ci vuole

“Ricordo un incontro promosso da Corsivo con la partecipazione dell’on. Paolo Gentiloni che aveva come tema del dibattito: Un PD vero!……. ci vuole. Si potrebbe confermare, purtroppo, questo titolo anche oggi.

La elezione di Renzi, alla quale sin dalle “ prime primarie “ abbiamo dato il pieno sostegno in Puglia – da soli con i comitati – in un clima di dura contrapposizione, ha fatto sperare per il suo profilo di sorprendente “novità”. Non siamo saliti sul “ carro “ per ottenere “ posizioni “ di privilegio, ma abbiamo affidato a Renzi l’eredità della cultura politica del cattolicesimo democratico, della sinistra e dell’ulivo, fiduciosi nella Sua capacità di interpretare i cambiamenti e di unire il Paese su obiettivi di crescita e di riforme, rottamando metodi e stili non esaltanti di un tempo che fu della vita politica e delle istituzioni nel nostro Paese.

La iniziale carica innovativa ricca di annunci per affrontare la grave situazione sociale ed economica degli italiani,sembra essersi indebolita. Sono state approvate riforme non del tutto condivise all’interno del PD e, neppure, percepite tali da alcune parti dell’opinione pubblica.

L’ennesimo scontro nell’ultima Direzione nazionale del PD – a prescindere dalle tattiche opportunistiche sempre in agguato – rivela una crisi più profonda che, se non affrontata nei suoi nodi politici da chi ne ha la responsabilità, può portare il PD a perdere il suo ruolo trainante della politica nazionale.

E’ se si pensa al contesto europeo e mondiale così difficile e complesso, il nostro Paese ha bisogno di essere guidato con saggezza, equilibrio e lungimiranza e, soprattutto, con il massimo di convergenza sui valori fondanti la democrazia, per superare le ingiustizie e le diseguaglianze. Con la globalizzazione il modello è entrato in crisi, il sistema del mercato riduce sempre più il lavoro, innova i prodotti e i processi, rendendo più selettivo l’accesso al lavoro delle nuove generazioni che rischiano di essere degli emarginati e/o assistiti.

In uno spirito di confronto e di reciproco rispetto, il PD avrebbe dovuto e deve accettare la sfida di rispondere -con un partito plurale e non “di uno solo al comando”, con un partito di cittadinanza piena ma non evanescente – all’esigenza di una politica per i diritti di chi non ha voce, per la dignità dei vecchi e dei nuovi poveri e per contrastare le” sirene” degli interessi corporativi.

Sono segnali preoccupanti alcune dichiarazioni di “distinguo” – sto con…. non sto con… – apparse sulla stampa locale e nazionale. La vicinanza a questo e/o a quel leader non può essere una operazione di trasformismo o di fedeltà acritica: ciò che conta per noi sono le proposte politiche, la coerenza dei comportamenti e la capacità di sintesi del leader”.

Il Paese merita un PD vero!

Giusi Servodio

C’è speranza per un futuro diverso e migliore?

imagesBNYXKTY3Non solo con riferimento all’ultima segreteria nazionale del PD, mi sia consentita qualche considerazione di carattere generale che riguarda gli incontri della segreteria nazionale, dei quali ho notizia tramite i mass media, ma anche le riunioni dei direttivi locali, delle quali ho notizia diretta, e penso possa comprendere gli incontri che si hanno agli altri livelli.

Sembra di assistere a commedie i cui attori recitano un copione già scritto, e questo sia con riferimento alla maggioranza e sia alle minoranze, salvo qualche eccezione quale per esempio l’intervento di Franceschini all’ultima segreteria, senza voler indagare per il momento sulle motivazioni della sua diversa posizione sull’Italicum.

Sarebbe, invece, bello e più produttivo che ognuno “improvvisasse” il proprio intervento secondo la convinzione del momento, senza sentirsi vincolato dall’appartenenza.

La recita della commedia può risultare utile a livello mediatico in quanto in grado di far conoscere le diverse posizioni dei vari schieramenti (meglio al momento evitare di parlare di correnti), ma quanti seguono i relativi notiziari e sono interessati a dispute precostituite? Sempre meno, mi sembra.

Nessun giovamento, poi, per la individuazione della soluzione migliore per i problemi in discussione in quanto ogni decisione è già scontata in partenza, dati i numeri di maggioranza e opposizioni.

C’è speranza per un futuro diverso e migliore? L’esperienza del passato e del presente mi fa essere pessimista.

Pinuccio Mangini

Un dibattito marziano

bocconi amariUn dibattito marziano nella direzione nazionale del Pd: Renzi ha scambiato la Luna per Marte, dio del tuono, figlio di Priapo. Appunto. Travagliato dal rapporto con NCD, il partito dal curriculum facile, e dai condizionamenti della Merkel, la sua libertà di azione è limitata. Vedi ad esempio la legge anticorruzione, avversata dai centristi, e dall’austerità infinita che massacra il Paese imposta dalle ragioni di Schauble.

Per garantirsi una maggioranza nel Partito si deve affidare alla legge elettorale, l’Italicum, cioè un macroporcellum, che gli consente di “controllare” gli aspiranti e attuali parlamentari che come è noto saranno di nomina diretta del Capo. Basta guardare in Puglia, quasi tutti parlamentari di fede bersaniana e ora renzianissimi convinti. Trasformismo e camaleontismo diranno i più ricercati pensatori, in verità è solo oscena supinità.

La Direzione ha respinto, poiché nel Pd impera il dio figlio di Priapo, un documento che consentiva di poter esprimere pubblicamente il dissenso a questa Riforma Costituzionale. Ricordiamo che anche la Dc di Fanfani si pronunciò contro l’aborto e sappiamo come andò a finire. Il No al referendum nella base del Pd è molto più esteso di quello che sembra. Ma questo corto circuito nel Pd tra élite dirigenziale e i suoi iscritti è ormai documentato non solo dal calo delle iscrizioni, ma nel modesto ruolo che i circoli hanno nella vita del Partito. E’ una delle conseguenze si è avuta nella recente consultazione elettorale dove si è perso malissimo sia a Roma che a Torino. Circostanza che nella Direzione nemmeno è stata affrontata, anzi ignorata.

Il referendum: nel recente e partecipatissimo dibattito organizzato da Corsivo le ragioni del No e le ragioni del Si sono state approfondite nel merito della riforma evitando qualsiasi strumentalizzazioni. Certo come si fa ad esempio a riscrivere 49 articoli della Costituzione Italiana, redatta da un’assemblea Costituente e da politici del calibro di Dossetti, La Pira, Pertini etc, e a non avere perplessità e dubbi sulla riforma oggetto del prossimo referendum?

In effetti, anche molti autorevoli personalità favorevoli si sono affrettati a dire: Sì… anche se.

La questione del referendum va spostato invece sul tema della governabilità e questa si risolve con il ritorno al primato della Politica sull’Economia. Il populismo è figlio del malessere oltre che dell’ignoranza e messi insieme sono un cocktail micidiale. Dieci di anni di austerità hanno massacrato il ceto medio e quello più debole, la crisi ha, di fatto, aumentato le disuguaglianze sociali e ridotto drasticamente il Welfare. Questa Riforma invece vuole solo risolvere l’aspetto normativo non dare risposte concrete ai bisogni di un popolo impoverito.

Pino Gadaleta

L’arroganza non paga

667095669Come al solito stiamo assistendo nel nostro partito alla eterna contrapposizione tra maggioranza e minoranza e, come prevedibile, quelli che avevano lasciato il carro di Bersani per salire su quello di Renzi, adesso sono pronti a rifare il “salto”.

Tutto questo sta portando al successo i populismi, vedi M5S. I cosiddetti “grillini” non hanno programmi realizzabili, non hanno idee politiche, non fanno altro che denigrare i partiti politici, ma stanno riportando successi significativi, per colpa nostra, perchè non siamo in grado di dimostrare di essere diversi da loro. Anche noi continuiamo a litigare tra noi ed a non proporre niente di credibile. In più, poichè amministriamo più comuni, ci troviamo spesso a dover giustificare comportamenti fraudolenti di alcuni nostri amministratori.

Il cambiamento deve partire dall’interno del nostro partito. L’arroganza non paga: quella di Renzi non è diversa da quella di Grillo, anzi quest’ultimo, essendo un comico, a volte appare anche più simpatico ai cittadini. La sconfitta deve servire a far partire il cambiamento, ma, a quanto pare, l’intenzione non c’è. I cittadini ci hanno detto che il PD voluto da Renzi non è gradito, perchè il loro voto è stato chiaramente contro il PD, ma Renzi, anzichè dimostrare un reale senso civico e di interesse verso il partito ed il paese, continua a voler mantenere le due cariche di segretario e presidente del consiglio.

Ora sta per arrivare il referendum costituzionale. Renzi si sta giocando tutto e, forse non lo ha ancora capito, sta per perdere tutto. Trasformare un referendum costituzionale in un referendum su di lui non può che penalizzarlo. E’ così lontano dal paese, dalla gente comune, che non si è accorto che c’è un grande malcontento nei suoi confronti.

Bisogna cominciare a cambiare le persone che dirigono il partito, ma non utilizzando un criterio generazionale. Non è l’età che fa il buon politico: giovane non sempre è indice di onestà e competenza, così come l’anziano può anche essere una persona per bene e con idee innovative. Questi dovrebbero essere i criteri di scelta della nuova classe dirigente.

Infine il grande problema dei rapporti con le lobbie. E’ chiaro che senza il loro apporto non si vincono le elezioni, ma è anche vero che le varie lobbie si contendono aspramente il terreno politico. Io non credo all’eliminazione dell’influenza delle lobbie economiche sulla politica, ma bisogna provare a farle ragionare e a far loro comprendere che questa situazione porta solo allla distruzione. Il loro interesse è strettamente collegato a quello delle masse, difendendo questo si può anche fare il loro di interesse.

Giangiuseppe Dalena