Dopo l’ultimo incontro a Corsivo 2.0 sull’attuale situazione politica italiana continua il confronto anche online per offrire proposte nell’interesse del Paese

Pubblichiamo una nota di Pino Gadaleta

L’ultima Direzione del Pd, dopo aver derubricato la pesante sconfitta elettorale alle amministrative, ha confermato la volontà di Renzi di procedere con il suo progetto di leadership personale , difatti si è ignorato l’appello che proviene da più parti del Partito di affrontare il tema delle alleanze con l’area riformista della sinistra.

Questa discussione, infatti, aprirebbe ovviamente il tema di chi dovrebbe poi assumere l’incarico di premier in caso di vittoria di una coalizione di centrosinistra. Renzi ha abilmente spostato il tema sul programma e sulle cose da fare, secondo la sua opinione è questa la strategia per affrontare e vincere le prossime elezioni politiche.

Questo discende dal fatto che per il Segretario del Pd è ancora valido è consistente il 41% ottenuto nella sconfitta del suo referendum istituzionale, un consenso che secondo i suoi calcoli è ancora alla portata del Pd se fosse incarnato nella sua persona.

Spiegare che quest’assunto è fragile e inconsistente è arduo per chi si ritiene vincitore delle primarie con il 70% dei consensi, infatti, questo risultato gli consente di proclamare le sue opinioni come verità consolidate dal voto degli elettori del Pd.

Sostegno alle tesi di Renzi è offerto dalla probabile legge elettorale con sistema proporzionale e relativi sbarramenti che gli consentirebbero, comunque di sedersi a un tavolo per trattare con Berlusconi la sua premiership in cambio di un programma governativo neo liberista.

In definitiva Renzi vuole le mani libere cosa impossibile con una coalizione di centrosinistra che porrebbe serie questioni di riforme sociali e di contrasto a pratiche liederistiche.

Il segretario del Pd ormai isolato dagli interventi di Pisapia e Prodi è alla ricerca di una strategia che gli consenta un risultato elettorale in grado di conservare un primato in un Parlamento segmentato e diviso aiutato dalla pubblicazione del suo programma presentato con il libro da lui scritto e dal titolo enfatico di “Avanti”. Idee e proposte riciclate con qualche richiamo alle parole chiave del populismo in tema di fiscal compact ed emigrazione.

Renzi giustamente ritiene superata la stagione ideologica del socialismo dell’ottocento e novecento, ma dimentica che anche il liberismo come formulazione e proposta politica appartiene agli stessi secoli, anzi sotto certi aspetti è ancora più antica. Nell’era della globalizzazione e della finanziarizzazione del capitalismo occorrono nuove proposte politiche che risolvano la contraddizione tra democrazia e disuguaglianze. Quest’ultime sono aumentate e hanno prodotto guasti e ingiustizie in molti Paesi occidentali premiando tesi populiste e revanscismi di ogni tipo.

La questione è che la Politica e con lei tutto il personale politico è difatti piegata agli interessi del mondo finanziario che detta l’agenda del sottosviluppo sociale dei Paesi industriali radicalizzando le classi sociali tra pochi sempre più ricchi e molti sempre più poveri, tanto che il cosiddetto “ceto medio” è stato sempre più spinto in basso sino alla sua “proletarizzazione”. Una crisi economica e sociale che attanaglia l’Italia e l’Europa dal 2008. Ormai da dieci anni e non si vede una via di uscita. Qualche piccolo segnale di ripresa serve solo a impedire che la crisi sfoci in un’esplosione sociale ingovernabile.

Si sono imposte politiche di contenimento della spesa pubblica, di restrizione della crescita dei redditi, di una tassazione che pesa per il 94% sui redditi di lavoro e dei pensionati, questi ultimi una specie in via di estinzione.

Questa Società della Finanza ha lasciato alla Politica la gestione di briciole del welfare scaricando problemi come l’emigrazione e i costi della delocalizzazione, della disoccupazione, della precarizzazione, della corruzione sulle classi popolari. Il divario è aumentato in modo sproporzionato. Renzi su questo tace e si accontenta di attuare politiche come quella dei cosiddetti “bonus” e jobs act che non hanno risolto alcun problema di reddito. Il suo “Avanti” ricorda la politica del “pifferaio magico”.

La questione da porre all’ordine del giorno è la qualità della democrazia, la redistribuzione delle ricchezze accumulate con l’avidità e l’ingordigia di un neo neocapitalismo internazionalizzato che pretende di continuare su questa strada.

Pino Gadaleta