I profughi non sono una merce

L’Europa snobba la sfida giocando a passare il cerino di mano in mano

È facilmente comprensibile la resistenza della Ue, Germania in primis, a consentirci la spesa di 3 miliardi per le operazioni di soccorso e accoglienza dei profughi: si tratterebbe di una nuova spesa in extra-deficit che andrebbe ad aumentare la montagna dei nostri “pagherò” che an-nacquano ed indeboliscono il valore dell’euro, la moneta comune nella quale il (vecchio) marco tedesco è rappresentato e della quale anzi ne è spina dorsale.

Ma allora perché l’Unione europea, Germania in primis, è pronta a finanziare 3 miliardi per la Turchia al fine di contenere e accogliere il flusso di profughi che da lì vorrebbero partire per l’Europa?

È notizia di questi giorni: si sono perse le tracce – secondo l’Europol – di ben diecimila bambini “migranti” arrivati in Europa; bambini che, per oltre la metà (circa 6mila), sono “scomparsi” proprio in Italia.

Insomma ci prodighiamo tanto per l’accoglienza ed il salvataggio dei profughi ma poi ce li… perdiamo. Volutamente? È quello che pensa generalmente l’Europa continentale più ricca, giudicando furba se non un po’… pelosa la solidarietà che manifestiamo e dichiariamo ai profughi (aiuti, accoglienza, no ai muri) sapendo bene però che i profughi – a grandissima maggioranza – considerano l’Italia solo come una tappa del loro viaggio che punta invece a raggiungere Francia, Germania, In-ghilterra, Svezia eccetera.

Risulta dunque facilmente comprensibile la resistenza di Ue (e Germania) ad autorizzare – per i profughi – l’ ulteriore spesa in deficit di 3 miliardi proposta dal nostro governo (aumenterebbe la montagna di debito italiano e non servirebbe a ridurre i flussi verso Europa continentale e Inghilterra), pur avendo invece Ue (e Germania) deciso di erogare 3 miliardi in favore della Tur-chia: la speranza, salvo verifiche, è che questi fondi alla Turchia risultino “efficaci”. Una speranza che, molto probabilmente, sfiorirà ben presto.

E allora, che fare? Etica e diritti dell’uomo a parte, erigere muri non è certo una soluzione efficace. Un muro non può fermare una moltitudine di disperati: si scavalca, si sottopassa, si demolisce.

Allora quando si erige il muro (gli ungheresi), o si bloccano i profughi sullo scoglio di mare (i francesi), o all’imbocco del tunnel della Manica (gli inglesi), o si “sperona” il barcone dei profughi (una volta, tanto tempo fa, gli italiani), o si annunciano mega piani di rimpatrio di 80mila profughi (gli svedesi), bisognerebbe an-che aggiungere che i barconi dei disperati… vanno affondati e che occorre sparare ai migranti sulle rotte della terraferma. Ma questo non si può dire. E soprattutto non si può neanche fare; almeno per ora (e speriamo che duri).

Si ritorna così a passare il cerino di mano in mano. Ad esempio, tentando di scaricare i profughi sui Paesi per primi interessati dal passaggio dell’esodo: sia quelli dell’altra sponda mediterranea (come i nostri “aiuti” alla Libia, e adesso quelli della Ue alla Turchia), sia quelli di “prima accoglienza” in ambito Ue, cioè Italia e Grecia, con un po’ di blandizie inizialmente (vi diamo un po’ di soldi se ve li tenete) e quindi con la regola (trattato di Dublino) che il “rifugiato” deve obbligatoriamente restare nel Paese di primo approdo. Regola che, in un tale contesto, significa: italiani e greci, vi abbiamo fregato. E così italiani e greci mettono in atto la contromossa adeguata ben sapendo che i profughi intendono proseguire il viaggio verso altri Paesi europei: più ricchi, con più occasioni di integrazione, dove ci sono già altri familiari e comunità della regione di origine. Italiani e greci fingono pertanto di “non vedere” i nuovi arrivati (per non registrarli) e così i profughi, passando per conto loro la frontiera, giungono in altri Paesi che diventano quelli “di primo approdo”.

Alla contromossa fa seguito un’ altra astuzia: il blocco delle libere frontiere tra i Paesi europei (con la sospensione del trattato di Schen-gen) in modo che i profughi “non visti” da italiani e greci non possano passare il confine di Italia e Grecia. Ma se questa astuzia, adesso proposta, si realizzerà, l’Europa – perfino l’Unione asfittica e inadeguata finora realizzatasi – non c’è più.

L’attuale situazione è ben riassunta nella scritta sul cartello che il presidente della regione Puglia ha visto in una sede pubblica romana ed ha diffuso sul web fotografandola: “Per i grandi bisogni usare il bagno del piano terra che ha la finestra”.

Perché, come si sa, il danaro “non olet” ma il bisogno, soprattutto se è grande (sottolineato), puzza.

Domenico Russo Rossi – giornalista politico-parlamentare