Il Pd: superare lo scontro e valorizzare il pluralismo interno per rilanciare – uniti – il progetto di cambiamento e di riforme

Il dibattito che si è accelerato in questi giorni nel Partito Democratico fa emergere contrapposizioni che rischiano di disgregarne le motivazioni fondative e di rendere insanabile la frattura con una delle sensibilità più significativa della nostra realtà culturale e politica che deve essere scongiurata a tutti i costi.

Il PD è stato fondato per migliorare l’esperienza dell’Ulivo e cementare l’incontro di forze politiche riformistiche e di culture e tradizioni diverse e per interpretare e governare la complessità della società italiana.

Il pluralismo nel PD non è un ostacolo alla celerità e alla efficacia dell’azione di governo e, semmai, una ricchezza necessaria per comprendere tutti gli aspetti sociali, economici, culturali del sistema Paese (lavoro, legalità ecc.).

È questo il Partito che vogliamo. È questo il Partito che rivogliamo. Non un Partito “personale”o “ideologico”, ma del cambiamento, che esprima e difenda col suo programma di Governo gli obiettivi di equità e di uguaglianza iscritti nel suo DNA.

Vanno superate le reciproche “demonizzazioni” tra la maggioranza e la minoranza nel PD. Allo scontro di potere e alla voglia di egemonia devono prevalere l’ascolto del dissenso e la sintesi tra le diverse posizioni, attraverso l’abbandono da una parte dell’atteggiamento di chiusura nella roccaforte dell’autoreferenzialità e dall’altra di categorie mentali ottocentesche e preconcette che considerano,ancor oggi,gli elettori-quelli di sinistra e quelli di destra- rigidi e fissi in “blocchi”.

C’è il malessere all’interno del PD: auspichiamo che, il pur strategico e opportuno orientamento a comprendere le ragioni degli elettori che prima votavano i partiti di centro-destra, non può e non deve essere estremizzato a tal punto da farci rischiare di perdere i nostri storici sostenitori ed elettori, con la possibile conseguenza della nascita di significativi movimenti a sinistra, che porterebbe a snaturare il progetto e il programma con cui è stato costituito il Partito Democratico.

La posta in gioco è troppo alta per tacere e per lasciare che la situazione precipiti: in ballo non c’è solo la sopravvivenza del PD, ma anche il rischio di far pagare ad un Paese ancora fragile il prezzo troppo alto della nostra, ancora evitabile, frantumazione.