La Città Metropolitana di Bari. Resoconto e proposte

metropolitana 1 okGrande partecipazione a Corsivo2.0 il 18 marzo scorso all’incontro tematico sulla città metropolitana, con interessanti spunti di riflessione e proposte

Ha introdotto il Direttore Stefano Campanella che ha sottolineato:

“Quello delle aree metropolitane è un tema caro al gruppo di “Corsivo” che si è impegnato sin dalla approvazione della legge142/90, con Stefano Bianco,a sostenere la necessità di un’area ampia, che ricomprendesse non solo il territorio dell’originaria provincia di Bari, ma addirittura anche il territorio di Matera e ciò sulla base di quei rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali ed alle caratteristiche territoriali, di cui parlava la legge. 142/90.

Questa scelta di un’area metropolitana vasta diveniva funzionale alla articolazione della Puglia in 3 grandi macro aree: quella della capitanata, l’area metropolitana di Bari ed il cosiddetto grande Salento”.

Stefano Campanella

Stefano Campanella

“La città metropolitana aveva ed ha come obbiettivo l’armonizzazione del rapporto tra la città di Bari e i Comuni della Provincia e quelli che venivano idealmente compresi in quest’area vasta, superando quell’ “odio – amore” verso il capoluogo, valorizzando le potenzialità dei Comuni e decongestionando le competenze della città di Bari. Poteva e può essere l’occasione per ridimensionare il Bari centrismo a beneficio di un ampio circondario ricompreso intorno alla città.

Questi obiettivi sono ancora raggiungibili. Un altro limite alla piena attuazione del progetto di quest’area vasta scaturisce dalla mancata equiparazione dei municipi di Bari agli altri comuni della città metropolitana, a cui è stato dedicato un dibattito il 4 marzo scorso, dando continuità ad un’antica tradizione di Corsivo sempre impegnato nelle battaglie politiche per il decentramento. La valorizzazione dei municipi di Bari non è un tema scollegato da quello della città metropolitana, ma è l’altra faccia della medaglia, senza la quale, forse, tale argomento non può essere compreso fino in fondo”.

“L’incontro di questa sera è finalizzato ad una verifica del percorso compiuto dalla nuova istituzione e per ricordarci a vicenda quali e quanti vantaggi potrà portare al territorio la sua piena attuazione. L’obiettivo è una politica economica pluricentrica e plurisettoriale per un sistema integrato fra agricoltura, industria, commercio, ricerca, pesca e cultura. Solo in questo modo si creerà quel meccanismo di solidarietà interna, in grado di diventare un argine alle conseguenze economiche e sociali di possibili crisi settoriali.

In questo modo, inoltre, si potrà pensare ad un’azione unificata di marketing quanto mai necessaria nell’era della globalizzazione. Un’azione di marketing che possa mettere insieme sotto un unico marchio, per es., quell’inestimabile patrimonio culturale – turistico costituito da mare, trulli, grotte, valle d’Itria o quella straordinaria offerta agroalimentare, composta dalle ciliegie di Conversano e di Turi, dal vino di Locorotondo, dall’uva di Rutigliano, dalle mozzarelle di Gioia del Colle e dal pesce fresco di Polignano a Mare e Monopoli ecc….

La città metropolitana, che avremmo voluto dotata di un maggior peso istituzionale e di maggiori poteri autoregolativi, non e’ una semplice aggregazione di Comuni tra loro concorrenti, ma uno strumento di crescita comune”.

Michele Abbaticchio

Michele Abbaticchio

E’ intervenuto il Sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio, vicesindaco della Città Metropolitana che ha così relazionato:

“La città metropolitana di Bari nasce con un gap culturale. Per es. rispetto alla città metropolitana di Bologna, la città metropolitana di Bari è partita più tardi per delle caratteristiche uniche in Italia, l’estensione del territorio e la numerosa presenza di comuni con popolazioni superiori a 50 mila abitanti, che hanno una storia importante e delle differenze demografiche rispetto alla città capoluogo. Quindi la cultura di fare rete è completamente diversa rispetto a quella di territori in cui il comune capoluogo è stato un punto di riferimento per tanti piccoli comuni che naturalmente si sono affidati al processo di pianificazione territoriale metropolitano. Per questo il Sindaco De Caro immediatamente, dichiarò che la città metropolitana di Bari avrebbe avuto uno spirito policentrico e il Comune di Bari avrebbe dovuto svolgere un ruolo, di ispirazione di una strategia territoriale, per uno sviluppo omogeneo dei comuni che culturalmente e storicamente molto spesso sono stati refrattari alla città metropolitana, cioè alla città che si sostituisce all’autonomia locale in determinati procedimenti decisionali, come per es. la materia urbanistica che avrebbe invaso le scelte di ciascun territorio. Si acquisisce in pieno lo spirito della legge Del Rio e si parla di funzione policentrica. Questo messaggio politico viene quasi recepito naturalmente dagli altri 41 sindaci metropolitani, tanto è vero che il formets, nel procedimento di affiancamento di inizio del percorso del suo primo piano strategico della città metropolitana di Bari, fa un’analisi del contesto,fa delle interviste ai sindaci, dalle quali diversi protagonisti locali chiedono di risolvere alla città metropolitana determinate problematiche che in questo momento i sindaci sentono di non poter risolvere all’interno della propria sfera decisionale. Quindi si parla di ambiente, di sviluppo turistico più decisivo per una Area Metropolitana che paga il Gap di calo di attrativittà rispetto ai grandi circuiti turistici della Puglia”.

“Ci si aspetta da questa città metropolitana un ruolo chiave nello sfruttamento dei Fondi Europei Nazionali e Regionali. Il sindaco di Bari, con gli altri sindaci metropolitani, non ha detto che la città metropolitana parteciperà ai bandi al posto ed in sostituzione dei comuni, ma che quest’ultimi rimarranno nella propria autonomia per partecipare direttamente ai bandi europei, delegando alla città metropolitana tutti quegli interventi, cosiddetti sovracomunali, di ispirazione di rete e di catalizzatore di sviluppo economico. Il ruolo dei finanziamenti comporta che i singoli comuni metropolitani restano in concorrenza con gli altri comuni della Regione, ma con un fattore aggiuntivo, cioè quello di avere un ente, che è dotato di una personalità giuridica autonoma come la città metropolitana, che candida propri progetti, con la forza di 41 comuni, comandando d’imperio in una politica regionale su interventi sovracomunali nell’area metropolitana. La Regione Puglia o il Governo italiano o quello Europeo, che riceve un progetto su scala metropolitana della città metropolitana, non può che acquisire quel progetto come un dato di priorità rispetto a interventi sovracomunali previsti nell’aria metropolitana di Bari. La città metropolitana di Bari, quindi, si candida ad essere interprete della direttiva comunitaria che assegna all’ente un ruolo di grande attrattore di sviluppo e capacità di spesa. Altro problema affrontato è spendere i soldi nei tempi corretti”.

“Il Sindaco De Caro ha proposto al Presidente del Consiglio Renzi,di candidare la città metropolitana di Bari come prima città metropolitana d’Italia per la sottoscrizione di un patto per lo sviluppo di opere sovracomunali, utilizzando fondi Fas, fondi di cui il Governo ha disposizione e che tradizionalmente destinava esclusivamente alle Regioni, lanciando così una sfida per ottenere il Fondo di Progettazione. Il Fondo di Progettazione è l’intervento più strategico, perché tutti i comuni pugliesi, metropolitani e non, hanno grandi difficoltà ad avere un patrimonio progettuale, in quanto viene finanziato da fondi propri. Avere un fondo di dotazione messo a disposizione della città metropolitana, favorisce i suoi comuni al momento della presentazione sui bandi regionali.

La città metropolitana di Bari, ha approvato una strategia legata al talento, all’innovazione tecnologica, alla necessità di attrarre i giovani. La città metropolitana di Bari ha importanti istituzioni accademiche e di ricerca. Stesso discorso vale per la piattaforma logistica, che la città di Bari e l’hinterland presentano nel momento in cui si parla dell’Aeroporto Internazionale della Puglia, sia del nodo logistico, sia del collegamento diretto con Matera.

Tutti questi fattori hanno portato all’approvazione del piano strategico ed all’approvazione di un modello di governance, approvato con una scelta politica forte: i comuni delegano alla città metropolitana la presentazione della progettualità e la strategia comunale per arrivare agli obiettivi preposti. Il prossimo passaggio è l’apertura pubblica di un patto della città metropolitana, aperto a tutte le associazioni, sindacati e imprese, in cui nel modello di governance è stata prevista la creazione di tavoli di partecipazione tematici, in cui i cittadini, anche attraverso le associazioni, potranno presentare le loro idee e proposte, che potrebbero essere realizzate attraverso il razionale uso di Fondi Europei Nazionali e Regionali”.

Luigi Ranieri

Luigi Ranieri

E’ intervenuto il Prof. Luigi Ranieri, funzionario responsabile del piano strategico di Bari:

“Quando si parla di città metropolitana non si può non partire dalla Riforma Del Rio e dai suoi contenuti. Si tratta di una riforma a due facce, perché da un lato è figlia di una grande visione, che guarda al futuro e lo inquadra nei sistemi territoriali di area vasta, per rendere il nostro territorio più competitivo; dall’altro porta dietro l’eredità delle province.

Quando si parla di città metropolitana bisogna pensare alle funzioni strategiche in grado di valorizzarla e alla necessità di mantenere in vita le funzioni della ex provincia. Ci sono una serie di attività (strade, edifici scolastici) che prima erano in capo alla provincia ed ora non si sa se saranno in capo alla città metropolitana o alla Regione o se saranno delegate ai Comuni, questo perché la Riforma non si è compiuta in tutta la sua interezza e considerando che la legge prevede anche una contrazione della spesa, quindi stesse funzioni ma con meno budget a disposizione.

In questo si innesta il vero valore aggiunto della città metropolitana, cioè la capacità di fare da coordinamento tra i vari comuni in un’ottica di pianificazione strategica e territoriale. Ciò che contraddistingue lo statuto della città metropolitana è questa forte delega che viene data dai singoli comuni alla città metropolitana che deve pensare al futuro dell’area da tutti i punti di vista (ambientale, sociale, economico, culturale). In passato uno dei grandi problemi che si aveva nel pianificare i progetti ed i programmi dell’area vasta era la delimitazione geografica di questa area e la definizione dei modelli di governance. Nelle precedenti programmazioni comunitarie (2000-2006 e 2007-2013), a seconda del tema da sviluppare, le aggregazioni territoriali erano differenti, che creavano un effetto centripeto, cioè ciascun comune, nei vari tavoli in cui si affrontavano i diversi argomenti, portava solo le sue istanze.

Luigi Ranieri con Giusi Servodio

Luigi Ranieri con Giusi Servodio

Con l’istituzione della città metropolitana e con l’attuale modello di governance, si sta mettendo fine a questo ragionamento. Adesso esiste un unico territorio ed un’unica strategia. Ora 41 realtà, che non sono abituate a ragionare in modo aggregato, sono spinte dal legislatore a stare insieme. I sindaci si stanno muovendo in questo senso, con una visione condivisa, dove i pilastri sono due: attrattività e sostenibilità. Si tratta di fattori determinanti per far crescere la capacità di innovazione, di fare impresa, di fare ricchezza, sia dal punto di vista economico sia da quello culturale, che mobilitando le fasce più giovani ed evitando la loro emigrazione. Il modello di governance prevede una sezione specifica dedicata ai giovani”.

“Altro elemento è la specificità dell’area metropolitana di Bari. La città di Bari ha 320 mila abitanti, la città metropolitana di Bari ha 1.200.000 abitanti. Non esiste in tutta Italia una città metropolitana che ha un capoluogo con un numero di abitanti così piccolo rispetto all’intera area metropolitana. A questo si aggiunge che i 41 comuni non sono satelliti, ma hanno una loro identità, una loro dimensione, delle loro caratteristiche. Il processo identitario è più complesso. Lo sforzo che si sta facendo è quello di rafforzare le singole identità, i singoli territori, quindi il policentrismo, ma anche quello di lavorare per essere un’unica comunità. Nella definizione dei contenuti del piano strategico si è stabilito che gli interventi si riferiscano soltanto a grandi progetti che hanno vantaggi per tutti i comuni oppure di progetti di rete. Tutti i comuni hanno stabilito che questi saranno i progetti sui quali si costruirà il piano strategico, ai quali saranno destinati i fondi regionali e nazionali. Si inizia dal patto per Bari, dove sono indicate grandi opere.

Le opere da realizzare riguardano 4 direttrici strategiche, 4 tipologie di interventi: mobilità, il gap infrastrutturale, aree logistiche produttive, servizi e loro innovazione”.

Antonio Troisi

Antonio Troisi

E’ intervenuto il Prof. Antonio Troisi:

“Se si guarda il territorio dell’area metropolitana, si nota che questo, nonostante le forti potenzialità, ha una salute fiscale mediocre, cioè un impegno sottodimensionato e per questo non si è potuto dare vita alle economie di agglomerazione che creano l’aumento del livello di sviluppo economico e civile. Questo sottodimensionamento è in gran parte stato causato dalla vecchia normativa sugli enti locali, che aveva una concezione giuridica – formale della spesa, cioè venivano forniti dei mezzi finanziari ma non era importante sapere come venivano spesi. La legge,quindi,non si poneva il problema di come venissero spesi questi soldi.

La l. Del Rio, 56/2014, introducendo le aree metropolitane, ha abbandonato questo concetto di piedi lista e lo ha sostituito con i concetti di solidarietà, efficienza e sussidiarietà. Si tratta di una prima grande rivoluzione culturale.Tutto ciò non avviene più con la Riforma Del Rio, in quanto collegato a questa è il sistema regionale di finanza locale che è stato imposto dalla Legge di Stabilità.

Tale sistema introduce due concetti fondamentali,flessibilità orizzontale e verticale. Il comune deve conseguire un certo tipo di equilibrio, chiamato saldo finale di competenza non negativo, e, per conseguirlo, il comune, che ha una maggiore possibilità e una valutazione positiva, può aiutare quello che ha una valutazione negativa. Chi aiuta è remunerato ed ha dei grossi vantaggi, mentre chi riceve l’aiuto entro due anni deve dimostrare di averlo bene utilizzato. Si tratta di una grande novità.

L’area metropolitana di Bari non è virtuosa, perché presenta un valore negativo di -41. Ci sono 12 comuni dell’area metropolitana di Bari che hanno un valore positivo, mentre gli altri hanno un valore negativo. Il valore negativo della città di Bari è legato soprattutto al fatto che molte persone usufruiscono dei servizi ma non li pagano. Il policentrismo deve, con il dialogo della Regione che ha la possibilità di aiutare i comuni a conseguire il risultato finale. Il -41 in tre anni deve diventare positivo”.

“Il rapporto tra il Sindaco di Bari e gli altri sindaci dell’area metropolitana è difficile, perché la legge ha creato un problema. Per legge, infatti, il sindaco dell’area metropolitana è lo stesso del comune del capoluogo, quindi non è un volere del sindaco stesso, ma si tratta di una legge transitoria.Il Sindaco De Caro ha sottolineato il fatto che la città metropolitana non è un’aggregazione volontaria, ma è un comparto istituzionale e la legge attribuisce al sindaco dei poteri decisionali che intervengono sul contenuto delle autonomie locali, non solo orientandole, ma eventualmente anche imponendole e quindi il piano strategico triennale dell’esercizio delle funzioni deve orientarsi secondo gli indirizzi strategici. Il piano territoriale deve essere fatto in modo tale che i due aspetti fondamentali e le relative articolazioni portino a realizzare un valore positivo del saldo di bilancio”.

Francesca Pietroforte

Francesca Pietroforte

E’ intervenuta la Dott.ssa Francesca Pietroforte, consigliere metropolitano:

“La cultura all’interno della città metropolitana è una funzione delegata ed ancora non si sa se resterà in capo ad essa o verrà attribuita alla Regione. Il consiglio metropolitano si sta battendo affinché la cultura continui ad essere gestita dalla città metropolitana. La cultura non è soltanto una leva di sviluppo economico di un territorio, infatti il 5,6% del PIL è prodotto dalle imprese culturali, ma la cultura è importante anche perché, sviluppa quella che è definita infrastrutturazione sociale.

I beni culturali di proprietà della città metropolitana sono tre: la Pinacoteca metropolitana, ospitata al 4° piano del Palazzo dell’ex Provincia di Bari, il Museo di Santa Scolastica e la Biblioteca De Gemmis.

Si sta sviluppando un sistema integrato di beni culturali che guardi non solo ai beni culturali di proprietà dell’ente metropolitano ma a tutti i beni che rientrano nel nostro patrimonio culturale diffuso. La città metropolitana è ricca, ha un grande patrimonio artistico.

È stato avviato un progetto per mettere in rete i beni culturali della città metropolitana e questo è la Bari Guess Card. Nasce come un progetto del Comune capoluogo,che si è esteso anche all’hinterland, facendo, così, in modo che la Bari Guess Card non fosse una card dei beni culturali del comune di Bari ma fosse dedicata ai beni culturali della città metropolitana. Accanto a tale progetto, sarà promosso un bando per l’individuazione di un brand che, attualmente, non c’è.

La Bari Guess Card servirà a favorire la fruizione dei beni culturali sia da parte dei turisti ma anche da parte dei cittadini”.

Nel dibattito sono intervenuti Leonardo Scorza, Nico De Grisantis, Pasquale Leccese, Angelo Amoroso D’Aragona, Pasquale Guastamacchia e Giusi Servodio. Non è ancora sciolto il nodo politico del rapporto della Città Metropolitana con la Regione Puglia, ancora restia a rinunciare a compiti di gestione e a delegare funzioni. Si tratta di far dimagrire la Regione di funzioni puramente gestionali per esaltare da un lato la sua originaria missione di ente legislativo e di coordinamento e dall’altro di assegnare alla Città Metropolitana e alle altre aree, al sud e al nord di Bari funzioni di programmazione e di gestione. Si è sostenuto l’urgenza di superare questa fase transitoria per favorire concretamente la ricaduta positiva, in termini di interventi sul territorio,della nuova istituzione. Accelerare il processo di innovazione e di cambiamento delle politiche di sviluppo e di crescita dell’intera area,utilizzando al meglio i fondi (UE, Reg. Naz.). La competizione, ormai globale, impone accelerazione e coordinamento delle scelte amministrative e politiche.

Alcuni degli intervenuti hanno espresso preoccupazione sul rapporto del nuovo ente con i propri cittadini; c’è il pericolo che questi ultimi siano indotti a considerare la nuova istituzione lontana dai propri interessi e soltanto una sigla che sostituisce la Provincia. Altri intervenuti hanno sostenuto il superamento della elezione di secondo livello dei componenti della Città Metropolitana e, pur comprendendo questa prima fase, hanno auspicato in futuro la elezione diretta.

Ha concluso, formulando delle proposte, l’Avv. Roberto Carbone:

“Il dibattito di stasera e la grande partecipazione all’incontro ci spingono a continuare l’approfondimento sulla Città Metropolitana, affinchè si superi questa fase transitoria. È stato fatto un grosso lavoro preparatorio e di questo bisogna dare atto: sembrano superate le lotte campanilistiche legate ai rapporti tra la città di Bari e gli altri comuni ed è stato approvato un modello di governace. Le riforme avvengono per processi storici che sono avvicinamenti progressivi a un risultato ottimale. La città metropolitana avrà un decorso che è quello previsto dai tempi storici: bisogna avere ottimismo.

C’è un problema, che riguarda il rapporto tra municipi di Bari e comuni e città metropolitana, così come abbiamo approfondito nell’ultimo incontro sul decentramento che Corsivo2.0 ha organizzato. Il nuovo ente, ai sensi della legge Del Rio, è chiamato a realizzare pianificazione territoriale senza risorse che sono a carico della sua capacità di fare rete e di attrarle: è evidente che il vulnus centrale della città metropolitana è quello del rapporto con la Regione. Cosi come ha richiamato l’on. Servodio nel suo intervento, paradossalmente la città metropolitana programma e la Regione gestisce, al contrario di quanto previsto nella Costituzione, dove le Regioni legiferano e programmano. Qui avviene il contrario. Questo deve essere affrontato, perché uno dei drammi di spesa in tutta Italia sono le Regioni. La Puglia dovrebbe immaginare una articolazione funzionale del suo territorio in tre grandi aree, cioè quella della Capitanata, del grande Salento e quella della Città Metropolitana di Bari, alle quali affidare tutte le funzioni e le deleghe possibili per realizzare quella rete di interventi più idonea alla specificità e vocazione delle tre grandi aree con una conseguente finalizzazione dei finanziamenti.

Occorre spingere il governo regionale – e proporremo nelle prossime settimane altri incontri- a realizzare questo processo che ovviamente non deve interpretarlo come una penalizzazione del suo ruolo. La Regione avrebbe comunque una posizione preminente e si potrebbe realizzare quel progressivo mutamento delle istituzioni, che significa renderle più vicine ai cittadini. Alcuni intervenuti hanno ripreso il tema della modalità di composizione di consiglio metropolitano:le elezioni di secondo grado sono elezioni democratiche. È chiaro che bisogna puntare alla elezione diretta”.

La Dott.ssa Giulia Cucumazzo ha fatto un appello:

“Sono una assistente sociale dell’amministrazione provinciale di Bari e ci stiamo occupando, con altri colleghi, di recuperare il patrimonio documentario e bibliografico dell’ex Scuola di Servizio e Sicurezza Sociale. Visto che c’è questo piano strategico, è importante, a mio avviso, creare una sede dove si può fare laboratorio, ricerca, e un centro di documentazione sociale. Proporremo di dedicarlo a Stefano Bianco che ha rappresentato nella scuola, nell’ associazionismo e nel mondo degli operatori sociali un qualificato e lungimirante punto di riferimento”.