L’antidoto alla paura

“Ricomincio da tre”. Era il titolo di uno dei film più noti di Massimo Troisi. Anche quello che vediamo proiettato nei telegiornali di oggi è un film già visto. È il film di una crisi antecedente e correlata a quella economica: lo stravolgimento dei valori si avverte in ogni ambito sociale, non escluso quello della politica.

Certamente quelle che scorrono dinanzi ai nostri occhi non sono scene che ispirano ottimismo. Ma il bello di questo film è il finale. È bello perché non esiste. Perché l’ultima parte della sceneggiatura non è stata scritta né da una entità trascendente né da un fantomatico destino e neppure dalle forze sconosciute delle congiunture astrali. La storia ci insegna che ogni crisi ha un inizio e una fine e che a decretarne l’insorgere, la durata e le modalità di soluzione siamo noi. L’autore del finale, dunque, è ciascuno di noi. Ne stiamo già scrivendo oggi il copione, con il nostro comportamento attivo o con la complicità dell’indifferenza oppure della miope ignavia.

Guardando al passato, dunque, possiamo attingere la voglia e la speranza di progettare il futuro.

Possiamo rimettere in piedi le tre colonne su cui poggiare la nuova casa di tutti. La prima colonna è quella più integra ed è la rappresentanza, resa solida dall’introduzione del sistema delle primarie, ma sempre minacciata dal tarlo di una leadership autoreferenziale che, una volta conquistato il consenso, cerca di difenderlo trasformando l’autorevolezza acquisita in autoritarismo. La seconda colonna, quella della responsabilità, si è spezzata, per la debolezza dei più e per la convenienza di pochi. La parte mancante va ricostruita facendo leva sulla consapevolezza della delicata fase di passaggio che sta attraversando l’intera umanità, dinanzi alla quale il buon senso e la ragione si ribellano all’idea di conferire deleghe in bianco, con il rischio che a compilarle siano gli stessi che hanno generato gli attuali disastri. La terza colonna, indispensabile a mantenere in piedi l’intero edificio sociale, è la partecipazione, che non è sinonimo di militanza.

Questa, sebbene in misura ridotta rispetto a prima, è sopravvissuta agli tsunami che hanno sconvolto i macrocosmi geopolitici e i microcosmi associativi negli ultimi 40 anni. La partecipazione è essenzialmente contributo di idee. Occorre ritornare a parlarsi, a dare un peso alle opinioni che provengono dai cittadini, da chi vive nel quotidiano e sulla propria pelle i problemi e, talvolta, è in grado di suggerirne le soluzioni. È necessario ricostruire, magari con mezzi e forme di linguaggio diverse, quel dialogo che ieri animava le sezioni dei partiti, i movimenti e le associazioni. Ed è proprio questo l’obiettivo che si è dato il gruppo che, ispirandosi ai 54 anni di comune esperienza nell’attività di Corsivo, ha voluto promuovere Corsivo 2.0: stimolare il dibattito e far circolare le idee, per poi trasformare questo patrimonio di riflessione in proposte concrete.

Il dialogo è l’antidoto per evitare l’effetto paralizzante di un potente veleno che si chiama paura. Se la si lascia agire, ogni cosa si ferma e tutto ciò che non genera inevitabilmente degenera. Noi, invece, vogliamo dare il nostro contributo per rimettere in moto l’intelligente amor proprio che sa riconoscere la coincidenza del proprio bene con il bene comune.

Ricominciamo da tre: partecipazione, responsabilità, rappresentanza.

Stefano Campanella