Lettera al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano

Nel dibattito del 16 novembre u.s. promosso dall’Agenzia Giornalistica Corsivo 2.0 sul tema:

Dalla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione OBIETTIVO SALUTE dove va la sanità pugliese???

l’assemblea ha proposto di inoltrare la seguente nota al Presidente Michele Emiliano.

“A seguito anche del piano di riordino ospedaliero,è cresciuta una mobilitazione di cittadini, di comunità territoriali e di operatori che impegna il Governo Regionale ad un maggiore ascolto.

Può essere un processo faticoso l’ascolto, ma l’instancabile Presidente Emiliano può e deve favorire il più ampio confronto. Non è un problema di “sfiducia” verso Emiliano chiederGli di assegnare la delega per la sanità(salute) ad una personalità competente, che provenga dal territorio regionale e ben conosca lo stato della sanità pugliese, che si dedichi in modo sistematico e continuativo alla realizzazione degli obiettivi della politica regionale nel settore, valutando anche l’opportunità di riunificare le competenze in materia di welfare (sanità e sociale).

Come mai la comunità pugliese non ha colto a pieno gli sforzi di innovazione e di miglioramento nel “sistema salute”, e percepisce il processo di “razionalizzazione” come una azione poco trasparente, di “privazione e di impoverimento” dei presidi di salute territoriali? Forse è stata disattesa la centralità del cittadino e la partecipazione attiva alle scelte che riguardano la propria salute come previsto dal piano regionale pugliese. Non si può governare, un settore così delicato, se non ci si sforza di “conoscerlo”, prevedendo quali saranno in futuro i cambiamenti della società pugliese e dei suoi bisogni sociali e sanitari.

La Puglia si presenta con caratteristiche di:

  • progressivo invecchiamento della popolazione, riduzione della natalità e spopolamento per migrazione di una quota di popolazione attiva;
  • maggiore prevalenza di malattie croniche, anche a causa di fenomeni di deprivazione sociale, che sono determinanti anche di stili di vita non salutari più diffusi rispetto alla media nazionale;
  • difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie;
  • il problema della cronicità rappresenta, peraltro, il fenomeno critico rispetto alla sostenibilità del sistema delle cure universalistico e solidaristico.

In questo contesto non è sufficiente una programmazione esclusivamente rivolta all’aspetto “sanitario”: è necessario mettere in campo politiche per il sostegno al reddito, alla natalità, all’istruzione, oltre che alla qualità dell’ambiente di vita.

Non è chiaro il modello di Sistema sanitario che si vuole adottare per la Puglia! Il dibattito, in questi ultimi anni, è stato prevalentemente condizionato dagli interessi degli “addetti”. Poca attenzione è stata posta sulla verifica e sulla ricaduta degli interventi, trascurando -di fatto- la dinamicità che è tipica caratteristica dei sistemi sanitari. Un modello esclusivamente di tipo amministrativo/burocratico (“economicistico”) ha il fiato corto: il “risparmio” nell’assistenza sanitaria non è legato solo ai “tagli di bilancio e al superamento degli sprechi” (necessari), ma alla efficienza, alla efficacia e alla sostenibilità del sistema.

La sfida fondamentale, si gioca sul campo dell’integrazione socio-sanitaria. L’infrastruttura territoriale dei servizi di prossimità deve essere l’altra faccia del nuovo piano di riordino ospedaliero. Il lavoro, pur importante già fatto in questa direzione, purtroppo, anche a causa della disomogeneità e disorganicità dei servizi territoriali, non sono ancora percepiti come servizi di prossimità e realmente “esigibili”.

Fondamentale e insostituibile il ruolo dei Distretti socio sanitari che vanno potenziati in termini di dotazioni finanziarie e di risorse umane.

Sul versante dell’integrazione socio-sanitaria e della medicina territoriale dobbiamo, quindi, osare di più a partire dalla fondamentale funzione dei medici di medicina generale, dall’implementazione delle prestazioni domiciliari, dallo sviluppo della telemedicina, dalla rete delle strutture residenziali e semi-residenziali socio-sanitarie e dalla rete territoriale dei poliambulatori. Bisogna riequilibrare le politiche sul versante della cura della malattia e sul versante della prevenzione dalla malattia investendo in educazione, nella diagnostica e nei poli di eccellenza.

Gli interventi devono essere sviluppati per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni del volontariato, la prevenzione primaria e il modello di gestione dei PDTA e di presa in carico dei pazienti cronici, già sperimentata con successo con i Progetti Leonardo e Care Puglia negli anni scorsi. Un altro obiettivo è umanizzare le cure, avviando un processo, anche culturale, di ricomposizione delle fratture che in questi decenni si sono determinate tra professione, ispirazione deontologica, medici e pazienti, a causa principalmente dello sviluppo prepotente delle tecnologie.

Un nuovo rapporto tra ospedale e territorio. I Medici dei servizi territoriali e quelli ospedalieri necessitano di scambio reciproco di conoscenze e di confronto delle proprie esperienze professionali. Prima di provare a razionalizzare il modello di cure è indispensabile pensare ad attaccare l’emergenza della tutela delle cronicità. Malati cronici ai quali bisogna garantire la continuità delle cure e la loro tempestività, con particolare riferimento ai cittadini fragili e socialmente deboli. Se si vuole superare l’antinomia fra ospedali e territorio, presente dalla riforma sanitaria del 78 in ogni confronto, politico tecnico che sia, occorre modificare radicalmente il modello di presa in carico del cittadino-paziente- nel pre e nel post ricovero. Già alcune regioni stanno progettando le nuove strutture ospedaliere e modificandone le esistenti, facendo riferimento al modello dell’ospedale organizzato non sui classici reparti-divisioni-, ma per intensità delle cure. Perché non pensarci per l’erigendo ospedale di Monopoli-Fasano?

Sono emerse anche alcune valutazioni sulla vicenda dell’ospedale di Putignano che, in vista della istituzione del nuovo ospedale di Monopoli-Fasano, rischia di essere completamente depotenziato. La scelta di comprimere- se non addirittura chiudere- l’ospedale di Putignano, grande risorsa del sud-est barese, non sembra rispondere agli obiettivi di un equilibrato e funzionale riordino della rete ospedaliera.

Sono praticabili alcune delle proposte avanzate dalle amministrazioni comunali, dalle forze sociali e dai cittadini per investire l’ospedale di Putignano di funzioni e di servizi che sarebbero, oltre che utili per il territorio, compatibili con il previsto piano dei presidi ospedalieri. Per esempio dotare l’ospedale di Putignano del centro delle emergenze-urgenze cardiologiche e di una emodinamica garantirebbe una appropriata organizzazione sanitaria per patologie gravi (in collegamento con l’IRCCS di Castellana Grotte) e non confliggerebbe con le previsioni della riforma.

Il Governo regionale è chiamato a dare risposte convincenti e, soprattutto, a favorire che i ruoli, politico e gestionale, non si sovrappongano in un confuso, quanto indistinto magma, in cui si opacizzano le reciproche responsabilità”.

Bari,11 dicembre 2017

direttore Stefano Campanella
on. Giusi Servodio
Agenzia giornalistica Corsivo2.0