Nel PD è banale la proposta delle primarie per la designazione dei candidati al Parlamento?

Autorevolezza, credibilità e riconoscibilità dei candidati sono con la proposta politica e di Governo e con una con una coalizione di centrosinistra plurale e inclusiva le necessarie condizioni per un PD competitivo nelle prossime elezioni politiche.

Non può essere rimosso e banalizzato il dibattito che si è aperto sul tema delle “primarie” per la formazione delle liste PD per il Parlamento. Tale proposta va interpretata e compresa come richiesta degli iscritti e dell’ elettorato PD a non essere marginale ma attivamente coinvolto nella scelta delle candidature. Soprattutto, tale proposta, interpella i vertici del PD ad assumere tutte le opportune iniziative per sintonizzarsi con quella opinione pubblica – un tempo vicina- ma che, in modo crescente, si sta rifugiando nell’astensionismo e/o in altre opzioni politiche.

E’ un paradosso l’attribuzione ai vertici dei partiti del potere assoluto di designazione dei candidati, in un momento in cui la fiducia dei cittadini è al minimo storico. Spetta certo alle forze politiche selezionare la classe dirigente, ma, a causa del sistema elettorale con liste bloccate, la scelta deve avvenire necessariamente con la più ampia consultazione.

Insomma è qui in gioco il rapporto tra cittadini e politica. Un passaggio cruciale della vita democratica sono certamente le elezioni sempre che diano la possibilità all’elettore di riconoscersi in un progetto, in chi lo rappresenta e di poterlo scegliere con il voto. L’elettore non è una pedina a disposizione di chi detta le regole del gioco. Occorre smentire nei fatti il sospetto che ci sarà ancora un Parlamento di “nominati”.

Il rischio di un crescente isolamento e di un indebolimento della competitività del PD nelle prossime elezioni politiche può e deve essere superato, anche, attraverso la rinuncia a logiche autoreferenziali nella formazione delle liste. Se si considera che la legge elettorale prevede, inoltre, la possibilità di pluricandidature, i vertici del PD sono chiamati a rinunciare a questa prerogativa per non occupare gli spazi di candidature che dovrebbero, invece, garantire pluralità di espressioni, di impegno e di radicamento nel territorio.

In tale contesto si colloca la richiesta di primarie. Il PD nel suo primo periodo di attività le ha sperimentato con successo. Negli ultimi tempi, purtroppo, per carenza di regole e per una gestione poco trasparente, sulle primarie è piovuto un clima di polemiche. Invece di ricercarne le cause, nel PD è prevalsa l’idea di rimuovere questo strumento di partecipazione ed è preoccupante verificare che, fino ad oggi, non si siano avanzate concrete proposte alternative per garantire modalità più democratiche nella formazione delle liste per il Parlamento.

Come intendono procedere i vertici del PD?? E’ banale la risposta “non c’è tempo per le primarie e che ne è complessa la gestione”. La richiesta ha rilevanza politica: è motivata dalla consapevolezza che i risultati elettorali del PD sono legati: alla proposta politica e di Governo, all’agenda sociale capace di intercettare i bisogni (povertà, famiglia, immigrazione, scuola e lavoro), alla costruzione di una coalizione di centrosinistra plurale e inclusiva (auspicabile il superamento della frammentazione delle forze politiche del centrosinistra), alla autorevolezza, alla credibilità e alla riconoscibilità dei candidati.

I vertici regionali e nazionali del PD hanno una grande responsabilità: essi sono chiamati a scegliere un metodo democratico e partecipato di selezione che eviti candidature calate dall’alto e pluricandidature, che valorizzi, invece, le molteplici risorse umane, professionali e sociali rilevanti del territorio in cui vengono espresse.

Bari,29 novembre 2017

on. Giusi Servodio