Nessuna crociata contro il Nord ma un impegno a garanzia di unità e sussidiarietà

Sull’autonomia regionale differenziata si è aperto un ampio confronto. La Gazzetta del Mezzogiorno venerdì 15 febbraio ha registrato il dibattito promosso recentemente dall’Agenzia Giornalistica Corsivo2.0

Nessuna crociata contro il Nord
ma un impegno a garanzia di unità e sussidiarietà

Dibattito partecipato a Corsivo2.0 nell’incontro sul tema“l’Autonomia regionale rafforzata” con il prof. Gianfranco Viesti. Numerosi interventi che hanno contribuito a prendere consapevolezza della posta in gioco e a trovare modi e tempi per sostenere iniziative di mobilitazione. Nessuna crociata contro il Nord e le regioni più ricche, nessuna tentazione di riproporre un Sud” lamentoso”. Si è sottolineato, invece, che il tema non riguarda l’autonomia regionale ( che è condivisa) e i modi di attuarla, ma di un cambiamento dell’assetto istituzionale unitario del Paese, garantito dalla Costituzione. Si sta concludendo il percorso avviato con i referendum regionali dell’autunno del 2017 in Lombardia e Veneto, cui si è accodata l’Emilia Romagna. L’accordo della pre-intesa il 28 febbraio 2018, istituisce un gravissimo principio tra fabbisogni standard e gettito dei tributi maturati nel territorio regionale: i cittadini dei territori più ricchi hanno diritto a maggiori risorse per pagare i maggiori servizi erogati ed erogabili.

Il percorso si sta praticando in grande segretezza, da un lato tre regioni chiedono competenze e funzioni di tutte le materie, dall’altro manca proprio il presupposto dello Stato solido e forte a garanzia di unità, di solidarietà, uguaglianza e sussidiarietà.

Le questioni di contenuto, dibattute nell’incontro con il prof. Viesti, riguardano uguali diritti di cittadinanza, dai livelli essenziali delle prestazioni, ai costi standard dei servizi essenziali, ai meccanismi di perequazione tra situazioni di grandi divari territoriali e sociali. Si pensi alla Sanità, si pensi all’Istruzione, si pensi all’ambiente, si pensi all’infrastrutture strategiche di trasporto. Già nel decreto sulla semplificazione (normativa ordinaria) è stato approvato un articolo che trasferisce alle Regioni la proprietà, senza oneri, delle centrali idroelettriche oggi in concessione, gestite e regolate dalla Stato. Non incasserà più lo Stato, ma le Regioni che avranno forte autonomia gestionale. La maggior parte sono localizzate al Nord e ciascuna Regione proprietaria potrà regolarla come vuole: l’acqua è pubblica ma ne è padrone il territorio.

Particolare attenzione, nel dibattito di Corsivo 2.0 è stata riservata alle questioni finanziarie: l’aggancio dei fabbisogno standard in termini di servizi al cittadino al gettito fiscale che si traduce in un diritto ambiguo: i cittadini nei territori più ricchi hanno diritto a più servizi e di maggiore qualità. Problemi di costituzionalità in relazione alla progressività della tassazione connessa con la capacità contributiva dei cittadini per finanziare la spesa pubblica. Svuotamento di risorse e funzioni dello Stato Centrale e Istituzioni pubbliche centrali. Si pensi al fondo rotativo di 6 miliardi di euro presso la CDP ( le tre regioni ne potranno assorbire probabilmente il 40% in base al numero di imprese che hanno ); o al Fondo di Garanzia per le opere pubbliche e alle risorse gestite dall’AGEA.

Il Parlamento non sembra avere nessun ruolo e l’intesa tra lo Stato e le tre Regioni sembra non essere modificabile. Ciò significa che si sta procedendo ad una riforma costituzionale di fatto senza il coinvolgimento del Parlamento.

Nell’intervento conclusivo l’on. Giusi Servodio ha sottolineato che “occorre ampliare il dibattito pubblico con lo spirito di non appesantire una contrapposizione tra i cittadini del Nord e del Sud del Paese e una lotta tra territori diversi che, proprio per la loro specificità, sono una ricchezza per l’intero Paese da ritenersi moderno, se non lascia indietro le aree più emarginate. Le classi dirigenti dell’intero Paese devono evitare il processo di disgregazione ma impegnarsi per una unità sostanziale sui grandi obiettivi di giustizia e di uguaglianza. Occorre chiamare a una responsabilità maggiore i Partiti che, tranne la Lega ovviamente sostenitrice di un federalismo spinto e promotore del referendum nelle due regioni Lombardia e Veneto, hanno posizioni ambigue su questo argomento, sia a livello nazionale che regionale. In modo particolare, anche all’interno del PD e delle forze della sinistra, occorre aprire un confronto e definire una posizione politica chiara evitando di inseguire la Lega e per garantire l’interesse generale di tutte le comunità dell’intero Paese sostenendo sì una autonomia regionale efficiente in un quadro nazionale di garanzie perequative, redistributive e di sussidiarietà”.