“Obiettivo salute. Dove va la sanità pugliese?”: grande partecipazione all’incontro organizzato da Corsivo 2.0

La sanità pugliese ha il dovere di cambiare, la salute è il nostro principale bene comune, necessarie anche le critiche per difenderla, grande partecipazione all’incontro organizzato da Corsivo2.0- aperto un cantiere di idee e proposte

Al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano diciamo che nella governance pugliese c’è poca sanità

ListenerL’avv. Giuseppe Muolo ringrazia i relatori: i consiglieri regionali, Pino Romano, Ignazio Zullo e Guglielmo Minervini e presenta l’incontro: “Il 29 febbraio scorso la Giunta regionale pugliese ha approvato lo schema del piano di riordino della rete ospedaliera, per adeguare quest’ultima ai nuovi standard prescritti dalla normativa nazionale. In base al DM 70 del 2015 e alla Legge di stabilità 2016, i nuovi standard hanno l’obiettivo di far rientrare le reti ospedaliere nazionali in parametri omogenei di sicurezza, efficacia di cura ed efficienza gestionale.

Questa operazione di riordino non taglia i posti letto, ma li ridistribuisce tra 5 ospedali di secondo livello (il massimo livello che esiste in Italia), 11 ospedali di primo livello (molto ben attrezzati con quasi tutte le specializzazioni) e 12 ospedali di base (quelli più vicini alle persone).

Oltre a queste tre tipologie, si aggiunge l’ulteriore fattispecie dell’ospedale di “area disagiata” che la Giunta ha riservato per l’ospedale di Lucera.

La rete di assistenza ospedaliera, inoltre, si arricchirà di quattro nuovi ospedali, la cui costruzione consentirà l’ulteriore e successivo accorpamento degli stabilimenti.

Questo processo, che passa anche attraverso la deospedalizzazione di alcune strutture, porterà anche alla riconversione di alcuni stabilimenti, che perderanno la qualità di ospedali e saranno destinati a una innovativa vocazione territoriale, riabilitativa, di lungodegenza e di supporto in post acuzie.

Quindi, non ci sono strutture che chiudono, ma ci sono strutture che vengono riconvertite. L’obiettivo della riconversione non è di risparmiare danaro, ma di razionalizzare la rete ospedaliera, utilizzando bene il personale, le risorse, le strutture ospedaliere e quelle del territorio. In sostanza, non ci sono tagli, ma si intende concentrare tutte le risorse dove effettivamente queste servono.

Ma, alla luce di quanto enunciato dalla Giunta regionale, permangono seri dubbi ed emergono nuove domande.

Ci chiediamo, infatti: è stata effettivamente analizzata la domanda di salute dei territori? E’ possibile fare un piano di riordino senza partire dall’analisi epidemiologica? Non basta, infatti, parlare di numeri e di posti, è necessario soprattutto fare analisi e programmazione.

Perché il Piano considera solo la sanità pubblica e non anche la sanità privata? Anche questa, infatti, fa parte del sistema integrato della sanità. E’ necessario uno sguardo organico e completo, anche per verificarne l’adeguatezza rispetto ai parametri richiesti.

Dove si ricollocano i posti letto che si razionalizzano con le chiusure e le riduzioni delle strutture? Esiste un’analisi specifica?

Esistono dei progetti per ciascuna delle otto strutture che cesseranno di essere ospedali? Con quali risorse si attuerà la riconversione?

Queste e tante altre domande ci dovremmo porre, riflettendo sulla necessità della costruzione di un moderno ed equilibrato sistema sanitario, che possa reggere all’urto dei forti tagli operati dal governo nazionale.

Questa è la sfida che la Regione Puglia ha difronte a sé”.

Il dott. Mattia Gentile prima di aprire il dibattito: “ha rappresentato il notevole stato di disagio in cui versa il Servizio Sanitario Regionale. Gli elementi principali evidenziati sono: a) la difficoltà di accesso alle prestazioni per cui l’utenza spesso rinuncia a fare esami/visite e se ne ha estrema necessità, finisce con il pagarsele; b) la crescente disaffezione del personale sanitario, disaffezione che non è tanto o soltanto legata al discorso retributivo, ma fondamentalmente alla qualità e quantità di lavoro ed alla difficoltà di formazione e crescita professionale.

A tutto ciò si aggiunge un Servizio Sanitario Nazionale sempre più confuso, con frammentazioni e differenze da Regione a Regione. A liste di attesa sempre più lunghe si contrappone la politica sempre più attenta di alcune Regioni, specie del Nord, ad accogliere pazienti extra-regione con costi per il nostro SSR ed ovvi disagi ed ulteriori costi sia economici che morali per i nostri malati.

Relatori

vignetta_tempi_attesaDott. Pino Romano

“… La risorsa finanziaria, ha detto l’Europa, non è più illimitata, cosa che, invece è stata sostenuta negli anni ’80, ora bisogna fare i conti con l’Europa ed i suoi vincoli di bilancio. L’ultima legge di stabilità dello Stato italiano ha stabilito che nel 2017 i direttori delle Asl devono fare i conti con i bilanci: se sono sotto il 10%, saranno commissariati ed il direttore generale se ne andrà a casa. Se la politica non decide dove e cosa tagliare, si rischia di colpire i diritti delle persone, soprattutto delle persone anziane …..” E’ necessario che la patologia dell’anziano abbia nel sistema pubblico una articolata risposta di prestazione: reparti di geriatria, reparti di lungo degenza, reparti di riabilitazione cardiorespiratoria per la popolazione anziana sono importanti….”

…”E’ necessario creare una rete di intervento che metta in sicurezza la persona. Non basta dire: “Stiamo riconvertendo quel presidio ospedaliero, che dà un accesso ad un ricovero basso”, perché anche gli ospedali, se non hanno 18.000 ricoveri l’anno, per le leggi dello stato italiano, devono essere chiusi e non possono più funzionare, devono essere tagliati i reparti. Questo è lo scenario entro cui muoversi. Il rischio è che ci sia tanta economia, tanta statistica, tanti dati e poca sanità. Nella governance pugliese c’è poca sanità. Le scelte devono essere fatte nella consapevolezza che il diritto, se lo si vuole tutelare, deve essere sostenuto per chi può e deve essere gratuito per chi non può, ma chi può deve aiutare chi non può…”

…” Dobbiamo coniugare l’efficienza, l’efficacia ma come e con chi farlo? Bisogna che la politica si dia delle priorità, perché adesso sul piano della sanità e della salute possiamo metterci di tutto. Quando la scrivania è piena di esigenze, di istanze, decidiamo quali risorse soddisfare prima e quali dopo, ma è complicato. C’è un altro aspetto, cioè il diritto o è universalmente riconosciuto in Italia, quindi anche le politiche nazionali devono cambiare, non c’è un Lea vincolante in Puglia ma disatteso in Liguria e diventa possibile in Lombardia. Questo non è possibile se è vero che la base del nostro sistema è la prestazione universalmente riconosciuta. Il 6 dicembre ho partecipato ad un convegno in cui il ministro Lorenzin ha introdotto diverse riforme ed ha dato degli imput importanti, compreso anche il tema della formazione continua in materia sanitaria, perché molto spesso accade che la prestazione non è appropriata perché manca qualche tassello dell’informazione. Se non riusciamo a rendere strutturata la prevenzione, che ci consente di allungare anche di un mese la vita sana di un cittadino, fatevi i conti e vedete quanto il sistema risparmia. Dirlo è facile ma farlo è complicato. Molto spesso su molte questioni la sanità diventa un tema da stadio e questa cosa non aiuta il sistema, perché all’attacco c’è chi difende l’appartenenza e stiamo andando in un’altra direzione che non ci consente di fare alcun passo in avanti…”

Dott. Ignazio Zullo

…” Il mio punto di vista è che ormai è finito il tempo del ’78, quando non eravamo assoggettati a dei vincoli che ci vengono dall’appartenenza alla comunità europea, che è il famoso rapporto tra debito pubblico e PIL. Oggi in un contesto di equilibrio finanziario e di patto di stabilità è prioritario raggiungere l “efficienza” della pubblica amministrazione. È un concetto importantissimo e se è subentrata l’aziendalizzazione del servizio sanitario è perché si voleva mettere in equilibrio l’assicurazione dei livelli di assistenza, quindi le politiche di erogazione delle prestazioni per la salute con il vincolo del pareggio del bilancio. Questo perché i bisogni delle persone sono infiniti, aumentano sempre di più. Se i bisogni sono infiniti ed emergono sempre di più, grazie anche al progresso medico – tecnologico, attraverso l’affinamento diagnostico, la diagnosi precoce, la slatitizzazione di patologie, le risorse sono finite. Si devono saper coniugare le risorse finite con i bisogni infiniti e qui sta l’efficienza della pubblica amministrazione …”

…”Il Piano Fitto è stata un’occasione perduta. Quando si parla del Piano Fitto si parla del piano ospedaliero ed è un errore, un limite. In quegli anni c’è stata la legge di organizzazione del Dipartimento di Salute Mentale, del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche, la regolamentazione del Distretto, del Dipartimento di Prevenzione, si guardava a tuttotondo ai bisogni di salute di una popolazione (prevenzione, medicina territoriale, ospedale e riabilitazione). Dove è stato l’errore? Il piano di rientro, dice il Presidente Romano, ma il piano di rientro prevede una norma che stabilisce che se non si rispetta il patto di stabilità si è assoggettati al piano di rientro, ma c’è qualcuno che non l’ha rispettato il patto di stabilità. Di questo ce ne dobbiamo far carico, ma non per accusare il passato, ma per capire come pianificare il futuro…..” Il problema dell’efficienza è oggi un problema imprescindibile…”

“…. La sanità e la sua organizzazione non sono qualcosa da fare sulla carta, ma sono fatte anche di confronto, di introiezione dei processi decisionali dal punto di vista delle organizzazioni sindacali, degli operatori sanitari, delle classi mediche e scientifiche, degli amministratori locali. Noi invece ci siamo ritrovati di fronte ad una delibera che era il frutto di un’operazione di addizione e sottrazione di parti. Non si può pensare sulla carta di togliere i reparti sulla base dei primari che vanno in pensione….”

“….Il sistema si poggia su tre elementi fondamentali: assegnazione di obiettivi, assegnazione di risorse e verifica. Ma se la verifica viene fatta alla fine del mandato, qual è il segnale che abbiamo dato a chi governa la sanità? Sapete perché abbiamo sforato il patto di stabilità che ci ha portati al piano di rientro? Perché abbiamo fatto le notti bianche a Lecce. Queste sono verità certificate. Per me basta con la cultura degli alibi, basta ricercare alibi fuori di noi stessi….”

“….Dobbiamo pretendere efficienza, economicità, dobbiamo pretendere che chi è chiamato a governare un sistema lo deve fare con la responsabilità del buon padre di famiglia e lo dobbiamo pretendere perché laddove viene meno il senso del dovere, il senso della responsabilità, subentra la tassazione e la gente non si cura più…”

“…Ignazio Zullo: non credo che ci sia una graduatoria tra efficienza ed efficacia perchè sono concetti concatenati che sono l’uno la conseguenza dell’altro….” Se si pensa a quanto perdiamo in termini di mobilità sanitaria passiva e quindi siamo in negativo nel saldo di mobilità attiva, è evidente che dobbiamo capire quanto la nostra regione sia attrattiva rispetto all’esterno e di quanto questa regione sia organizzata per poter attrarre. Negli ospedali è necessario un organico, nel territorio tutto è aleatorio e la disorganizzazione regna sovrana. Quando si sottoscrive un piano di rientro dove si blocca il turn over in un momento in cui, complice la Legge Fornero, c’è stato un esodo di personale? Togliere ticket sui farmaci è stato un errore gravissimo perché quella spesa farmaceutica, che doveva fermarsi al 13 % della quota sanitaria, è arrivata al 25% ed abbiamo tolto risorse utili all’investimento per cambiare il sistema…”

“…. È fallita l’idea di collaborazione tra comuni e Asl: per farsi carico della persona fragile a lungo termine è fallita, è fallito il momento della solidarietà e della sussidiarietà. È fallita la capacità di organizzazione delle reti intorno alla persona fragile ed intorno alla sua famiglia. È fallita la capacità di coinvolgimento di volontariato. Anche questo è un tema di cui ci dobbiamo fare carico…”

Prof. Guglielmo Minervini

…“Sulla sanità si discute poco. Molta parte del ragionamento di Ignazio Zullo io lo condivido. Non abbiamo però sprecato i soldi per le notti bianche e ci siamo ritrovati nel piano di rientro, ma è una cosa più seria. La cosa è andata così: eravamo in una situazione nella quale ci dicevano che per rispettare i vincoli del patto di stabilità non potevamo spendere monete più di tanto, dall’altra parte siccome stavamo usufruendo dei fondi strutturali dell’Europa, ci dicevano che dovevamo raggiungere un determinato obiettivo di spesa, altrimenti avremmo dovuto restituire quei soldi. L’anno in cui accadde questo, era l’anno nel quale per raggiungere gli obiettivi di spesa della Regione Puglia, assegnati dall’Europa, dovevamo per forza sforare. Il regolamento, però, stabiliva che se avessimo sforato, avremmo dovuto pagare una sanzione, ma non c’era scritto quale tipo di sanzione. Per non restituire i soldi, che sarebbero serviti per le ferrovie, gli aeroporti, alle imprese ed alle politiche culturali decidemmo di sforare visto che non c’era la sanzione. Due anni dopo, siamo finiti nel piano di rientro non perché avevamo sforato i vincoli della spesa sanitaria, ma perché fu imposta la sanzione…”

…” Siamo in una situazione nella quale la spesa è fissata. Con queste risorse si deve tentare di soddisfare il fabbisogno sanitario: alla crescita della domanda non cresce più un trasferimento corrispondente. E’ questo il dramma nel quale ci troviamo. Ci arrendiamo? Assisteremo sempre di più a quote di cittadini che non potranno essere curati? Il rischio esiste. Come rispondere a questo rischio? Occorre rovesciare l’approccio. Oggi Il sistema sanitario è incentrato esclusivamente sulla cura della malattia. La prevenzione, che è un capitolo complicato,è sottovalutata e sono tanti gli esempi che si possono fare per dimostrare che impegnare più risorse nella prevenzione significa anche prevenire la malattia…..”

“…..L’errore del Piano Fitto ed i limiti che abbiamo provato a correggere nell’ultimo regolamento di riordino approvato a dicembre, è che una razionalizzazione non si fa in modo ragionieristico, si fa partendo per esempio da un’analisi epidemiologica. Il fabbisogno sanitario di un territorio come quello di Taranto è diverso da quello di Bari. Il rischio è quello di fare sperequazione, di avere delle specialità sovradimensionate in un territorio e sottodimensionate in un altro….”

“….È ovvio che la razionalizzazione e l’efficienza devono essere degli obiettivi. Non è importante avere l’ospedale vicino casa, ma è importante sapere che si va a finire nelle mani giuste….”

“……Dobbiamo far partire l’assistenza domiciliare, la telemedicina, la medicina preventiva con una serie di servizi articolati per rendere la medicina prossima ai cittadini alleggerendo il carico di pressione sull’ospedale. Queste cose si possono fare, ma per farle bisogna lavorarci, con un controllo continuo sugli sprechi. Questo tipo di investimento e di governance in questo momento, però, non si sta facendo. Oggi si avverte un vuoto politico. Manca un assessore alla sanità che in modo sistematico e continuativo si dedichi ai problemi della sanità…”

…”Quando si parla della sanità non si parla di un sistema astratto ma di un sistema che se ogni giorno va avanti è grazie a persone in carne ed ossa che nonostante tutto ci credono e ci mettono passione e senso del dovere. La sanità è il nostro principale bene comune, critichiamola quanto vogliamo ma difendiamola. Il senso dell’incontro oggi a Corsivo è questo: se esercitiamo la funzione critica è perché la sanità ha il dovere di cambiare.

Dibattito

Prof. Antonio Troisi: “… Riprendo quanto detto dal Presidente Romano e confermo che la Puglia può vantare esperimenti positivi. Mi riferisco all’esperienza della Puglia che può aiutare a risolvere il più grosso problema dello spreco della spesa sanitaria. Le diseconomie dei reparti ospedalieri a conduzione universitaria: sono una fonte di diseconomia perché l’equilibrio tra la didattica e la ricerca ospedaliera è difficile. Ci sono 4 cattedre di ortopedia per motivi didattici, 4 reparti ospedalieri a conduzione universitaria e reparto ospedaliero propriamente detto. All’interno del reparto ospedaliero a conduzione universitaria è molto difficile l’equilibrio perché molti colleghi universitari non voglio essere controllati dal direttore, in quando docenti universitari. Si può risolvere? A Foggia, azienda ospedaliera universitaria, grazie alla collaborazione dei funzionari più bravi che dei colleghi universitari, è stata applicato dopo molti anni il decreto Bindi, attraverso un regolamento tra la Regione Puglia e l’università, si è creata questa situazione di equilibrio. A parità di volume di prestazioni con l’azienda ospedaliera dell’università di Bari, quella di Foggia impegna la metà del personale. Questo fatto è stato da noi portato all’attenzione del Ministero, che lo ha riconosciuto, è stato formata una commissione di studio, ci si è riuniti 6 volte, ho chiesto a questa commissione di darmi i dati degli altri 21 reparti ospedalieri universitari, ma non mi è stato fatto vedere niente e non si è fatto più nulla. Nella legge di stabilità 2016 al comma 444 dell’art. 1 si parla di questo problema e si impegna lo Stato ad intervenire, realizzando regolamenti tra Regione ed Università. La Puglia può pretendere dal Ministero che questa commissione si riunisca ed arrivi ad una conclusione?….”

Dott. Michele Virgilio: ….” Ho fatto il medico ed ho fatto politica e ho sempre distinto la mia partecipazione alla politica dal piano della professione. Bisogna distinguere i due piani, quello che in termini anglosassoni si dice government, cioè il governo, la visione che ha un sistema, e la nostra visione, grazie alla nostra Costituzione non può che essere la migliore del mondo, perché nella Costituzione si parla di salute e non di malattia. Negli anni ’70 noi rincorrevamo la malattia, ma poi poco per volta la nostra cultura avrebbe dovuto cambiare e convergere verso la salute. In funzione di questo obiettivo di garanzia e di tutela della salute, previsto come diritto dalla Costituzione, dovevamo creare un sistema che fosse un insieme di azioni che avesse il suo fondamentale obiettivo quello della tutela della salute e non della rincorsa alla malattia. Ci sono due visioni, una che affida allo Stato il diritto alla salute ed una che lo affida al privato. Abbiamo scelto in Italia di affidarci allo Stato. Lo Stato ha due compiti: quello di prevedere le risorse e stabilire gli obiettivi da raggiungere in funzione della tutela della salute. L’altro aspetto della medaglia è la governance, che è la gestione di quelli che sono gli obiettivi di salute che la politica deve prevedere. Io vorrei che ci fosse un’attenzione alle politiche della salute in generale e non ad una politica del sistema sanitario soprattutto sugli ospedali. La qualità è fatta di efficacia, efficienza, sicurezza, equità ed una serie di altri criteri che bisogna declinare tutti e per fare questo è necessario avere un progetto ed affidare a persone che abbiano questa passione. La politica sanitaria si fa oggi con il coinvolgimento, la partecipazione, la grande capacità di ascolto della periferia…”

Dott. Gennaro Lenato:…” Il tema delle malattie rare è importante nell’ambito della programmazione sanitaria. In questi giorni si sta decidendo a livello europeo,la composizione delle reti di riferimento europee per malattie rare. Chiunque può farlo, perché c’è una sigla Ern (Europe Reference Network). Sono 21 reti e si tratta di particolari consorzi sovranazionali che si dedicano al trattamento delle malattie rare, questo perché si vuol permettere al paziente di Berlino, se ha bisogno di cure particolari che si fanno a Parigi e non nella sua nazione, di potersi muovere senza un’autorizzazione burocratica complicata che oggi è richiesta. Questo vuol dire che quando ci preoccupiamo della mobilità passiva dei pazienti che dalla Puglia vanno fuori, ci saranno anche pazienti che potranno andare all’estero ma allo stesso modo ci potrebbero essere dei pazienti che dall’estero vengono in Italia nei centri di eccellenza. La domanda che faccio è questa: cosa risponderemo quando non saranno più i pazienti italiani ma quelli stranieri a richiedere prestazioni per le quali ci vuole tempo per essere erogate. Siccome è stato ricordato che c’è un piano di spesa sanitaria cristallizzato al 1999, quello della spesa storica, forse si potrebbe provare a far capire al ministero che il presente non è più il 1999, perché oggi bisogna tener conto dei livelli europei. Non è sufficiente una visione nazionale, ma una visione europea…”

porfidoDott. ssa Rosa Porfido:…” Il tema di stasera era: “dove va la sanità pugliese?”.Sottolineo sinceramente che il dibattito non ha focalizzato i problemi relativi alla quantità e qualità delle reti di interventi e di servizi sul territorio . Il territorio non è stato considerato in tutta la sua complessità. Le risposte si trovano nei servizi territoriali. Esistono i servizi territoriali ma tanti non li conoscono e ancora l’attenzione è focalizzata più sui servizi ospedalieri. Forse deve essere cambiato il passo. Bisogna cominciare a fare una riorganizzazione dei servizi territoriali, perché, se viene riordinato l’ospedale o lo si taglia e se non si è attrezzati ad accogliere da un’altra parte i pazienti, quest’ultimi che fine fanno? Si aspetta da tanto tempo questo riordino, ma non nel senso dell’accorpamento dei distretti per esempio. Per esempio l’operazione scellerata fatta nel comune di Bari ha prodotto ricadute non positive. Le strutture territoriali devono essere a misura di persona. Il riordino lo si deve fare con chi fa parte di questi servizi e ci lavora tutti i giorni e conosce i bisogni dei cittadini. Bisogna collaborare con il sistema che non mi sembra partecipativo e disponibile ad un confronto e ad una verifica sul campo….”

Dott. Giangiuseppe D’Alena:…” Non c’è alcun dubbio che ci sia bisogno di una sanità più efficiente. E’ un problema di metodo, perché attualmente tutti i piani di riordino si basano su delle statistiche fatte su dati numerici. La medicina non è matematica, la medicina non è scienza, per cui è difficile estrapolare da quei dati i bisogni dei territori. La medicina non può essere considerata di acuzie e post – acuzie con malattie croniche. Quando arriva un paziente nella maggior parte dei casi non si è sicuri della diagnosi. Chi fa il medico sa che la sicurezza della diagnosi è una utopia. Spesso è necessario tenere il paziente sotto osservazione per più giorni per valutare l’evoluzione della patologia e per arrivare ad un trattamento. L’organizzazione generale della sanità deve partire da una conoscenza della geografia, della viabilità e della distribuzione dei mezzi pubblici della nostra regione. Bisogna evitare di creare cattedrali nel deserto. Ci sono tante strutture ospedaliere e non ne servono delle altre, ma vanno fatte funzionare e va richiesto ai medici il loro funzionamento. Spesso i medici si lasciano prendere dal lassismo quando, invece, servirebbero semplicemente degli incarichi di lavoro minimo con i mezzi per poterlo fare. Il distretto e l’ospedale non riescono a dialogare tra loro e viaggiano per i fatti propri e chi ci rimette sono i pazienti che dovrebbero invece tornare ad essere al centro dell’attenzione…”

Dott. Pierfrancesco Agostini:….” Spesso si pensa che la malattia sia una cosa deputata solo al malato, ma c’è anche chi cura il malato che, ovviamente, deve poter fruire delle migliori condizioni per esercitare al meglio le sue competenze e i suoi doveri nei confronti dei pazienti. È necessario che la struttura sanitaria sia organizzata in modo tale da assicurare un contesto lavorativo idoneo agli operatori che devono garantire interventi per la salute dei cittadini. Se noi medici non veniamo messi nelle condizioni di lavorare al meglio, con un programma coerente , costruttivo e di crescita delle strutture in cui si opera e, invece, si assiste ad un appiattimento di tutte le strutture, è normale che un medico di un’azienda sanitaria venga sollecitato ad andarsene. Spesso i medici vengono incentivati a non rimanere più nel pubblico ma a fare scelte diverse. La sanità pubblica non può perdere le professionalità qualificate e, quindi, un problema che si pone è quello di incentivare e valorizzare il personale medico e sanitario del “pubblico”….”

Prof. Pasquale Leccese: …” L’integrazione socio – sanitaria non è solo territoriale ma anche dei servizi. È questo che ci consentirebbe un notevole risparmio. Se l’integrazione territoriale veramente la si vuole fare, si deve parlare anche di domiciliarizzazione dei servizi, perché in questo modo il malato che sta a casa si sente sicuro psicologicamente. Occorrono servizi domiciliari, governati dal distretto e dall’integrazione tra territorio, struttura pubblica e privato sociale. La sanità pubblica può essere irrobustita anche dal privato sociale, ovviamente quello di qualità. Su questi temi è necessario un grande confronto e un forte impegno…”

regione-puglia_sanita_03Dott. Michele Fiermonte: …” Occorre innanzitutto promuovere una cultura e una consapevolezza più ampia rispetto a queste problematiche, perché la salute non è solo un diritto individuale ma un “bene” sociale. Questa cultura non c’è non c’è nemmeno la programmazione. Potrei fare degli esempi, a partire dal territorio di Casamassima, di una gestione fallimentare in questo settore, di sprechi, di ritardi e di omissioni. È impossibile che nella regione Puglia non ci sia un responsabile oggi che si occupi a tempo pieno della sanità…”

Dott. Michele Gaudiomonte: …”Sforziamoci di mettere da parte il politichese se vogliamo risolvere i problemi della sanità. Sentivo parlare di spesa e quant’altro, allora mi chiedo come mai a Gioia del Colle per esempio si è chiuso l’ospedale da più di 4 anni. Nel frattempo però abbiamo una struttura semivuota e continuiamo a pagare i fitti per la allocazione di 4 veterinari, il Sert e l’Ufficio Igiene. Se avessimo allocato questi operatori nelle strutture semivuote avremmo molto risparmiato…”

Ing. Luigi Ferlicchia: …” Bisogna insistere con questi incontri e Corsivo deve continuare a promuovere confronti sui temi che interessano i cittadini. Le varie problematiche che sono emerse stasera e che evidenziano numerose difficoltà suggeriscono di continuare a discuterne per offrire proposte ai responsabili. Uno specifico potrebbe essere quello sugli sprechi nella sanità; sono molti e fuori controllo. Due anni fa in un day hospital per delle analisi, l’infermiera professionale che mi fece il prelievo, subito dopo strappò sei fazzoletti per pulirsi le mani. Mi permisi di chiedere perché sei e non due o tre e lei mi rispose che non mi doveva interessare. Io le dissi che prima di essere un paziente ero un cittadino. Un esempio per sottolineare che non esiste la propensione al risparmio e l’oculatezza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Anche sul fenomeno della contiguità degli stessi reparti, occorre fare delle scelte chiare …”

Prof. Emilio Tafaro: …” L’uomo non si può guardare in base ai numeri. Il mio amico prof. Troisi, quando stasera parla di ospedale e di università mi sollecita a ribadire che i medici qualcuno li deve pure formare. Il problema della formazione è importantissimo per la qualità dei servizi e delle prestazioni. Occorre creare un equilibrio e gestire in maniera appropriata il rapporto anche numerico tra docenti e studenti. L’efficacia è importante, l’efficienza fino ad un certo punto, però se si risparmia in organico di medici e si dà una risposta sanitaria un mese dopo ci guadagniamo? Siete sicuri che riducendo ed accorpando si risparmierà? Anche sulla base della mia esperienza ritengo che se creiamo delle cronicità aumenteremo di più la spesa sanitaria…”

Conclusioni

L’on. Giusi Servodio: “Abbiamo voluto questo incontro perché ci siamo resi conto del silenzio” assordante” sui temi della sanità in Puglia. Corsivo non è mai stato un luogo di pura denuncia, ma di proposta e di puntuale critica. Sulla sanità oggi in Puglia i ritardi ci sono e l’argomento salute, indipendentemente dalle differenze politiche, non può essere strumentalizzato per continue campagne elettorali. Oggi non c’è un chiaro governo della politica sanitaria pugliese, come è emerso nelle relazioni dei consiglieri regionali e degli intervenuti nel dibattito. Dobbiamo sollecitare, sia chi sta al governo della regione sia chi sta all’opposizione, sul tema della salute che sta assumendo un carattere di emergenza. Il riordino ospedaliero è l’altra faccia della medaglia che è il Distretto socio – sanitario sul quale occorre fare una verifica puntuale rispetto agli interventi che fino ad oggi sono stati erogati.

Ringrazia i relatori, gli intervenuti, assicurando che i risultati del dibattito saranno pubblicati sul sito web dell’agenzia e comunicati al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Ha accolto la proposta di molti partecipanti a rendere permanente il confronto sui temi della salute per sollecitare le forze politiche, le associazioni professionali, gli operatori del settore e, non per ultimo, lo stesso governo regionale ad assumere, in ordine alle proprie responsabilità, più efficaci iniziative e interventi per un salto di qualità per la sanità pugliese ”

Gli interventi integrali sono a disposizione presso l’Agenzia.