“Per una Democrazia gentile”. Contributo dell’on. Giusi Servodio per le primarie PD

L’Agenzia giornalistica Corsivo 2.0 nell’intento di dare diffusione al dibattito in corso nella fase congressuale del partito democratico, ospiterà contributi, riflessioni e proposte in merito alle mozioni dei tre candidati alla segreteria nazionale del pd. Apriamo il dibattito con un contributo dell’on. Giusi Servodio.

La politica è innanzitutto generosità e responsabilità. Il Congresso PD deve essere vissuto come un vero servizio al Paese: con occhi nuovi per poter guardare la società italiana cogliendone limiti e potenzialità. Cosa non ha funzionato? Non abbiamo sapientemente curato le necessarie tappe per il cambiamento e le pratiche partecipative dal basso: la percentuale di giovani che hanno bocciato la riforma referendaria ne è un segnale con cui, ancora, non abbiamo fatto i conti.

La mia scelta con altri elettori del PD, con i quali siamo stati protagonisti nell’Ulivo e nel Partito Democratico va verso la persona di Andrea Orlando.

Le ragioni sono diverse. Riconosciamo in Lui lo stile necessario in questo momento rissoso: quella gentilezza democratica che è requisito essenziale per un partito “casa comune”, nella quale le differenze sono un valore e il leader è chiamato a guidare con decisione ma anche con capacità di ascolto. Questa scelta, lontana dall’essere una contrapposizione pregiudiziale agli altri due candidati, è motivata dalla necessità di costruire ponti. E’ impensabile invocare “campi larghi” senza dialogare con le altre “sinistre”, la cui demonizzazione non aiuta a ricercare punti d’incontro. Occorre recuperare lo spirito inclusivo e originario del PD, valorizzando il civismo, l’ambientalismo e il pluralismo come diga all’astensionismo per una politica più leggera nel comando ma più forte nella comunità. La frammentazione delle forze politiche del centrosinistra e la scarsa considerazione di tutti quei corpi intermedi che devono essere richiamati alla responsabilità, alla funzione formativa e partecipativa in una prospettiva sussidiaria impedisce di costruire un’ area culturale e di governo: solo con un confronto paziente si può affrontare la difficile strada delle riforme che, possono essere comprese dai cittadini, a patto che siano utili per debellare la corruzione,i vecchi sistemi corporativi e di potere nelle mani di pochi. Anche per questi motivi nel Congresso PD dovrà essere affrontato il tema della legge elettorale sulla quale è sceso un silenzio assordante. Il sistema proporzionale puro sconfessa la linea politica che, in tutti questi anni, dall’Ulivo in poi si è perseguita. E’ il ritorno al trasformismo causa di tanti mali.

Con Andrea Orlando conserviamo nel PD il meglio delle culture politiche che hanno fatto la nostra storia e con le quali possiamo rifondarci in un servizio politico aperto ai mutamenti in atto, ma dalle solide radici sociali e culturali.

Confidiamo che con Andrea Orlando si potrà favorire una forma partito meno personalistica e leaderistica: un partito “aperto e diffuso”, che sappia “parlare” al Paese, che abbia rispetto per le istituzioni, riformandole con sapienza e difendendole dal populismo montante; che sappia rilanciare un’idea di Europa credibile, nella quale l’Italia da –protagonista- difenda i valori di civiltà e di democrazia faticosamente costruiti dopo l’ultimo conflitto mondiale. La candidatura di Andrea Orlando rappresenta un prezioso contributo per fermare l’esodo di quanti, sentendosi “ospiti” nel PD, potrebbero continuare a rifugiarsi nell’astensionismo o in altri movimenti politici.

Nel Congresso, a partire da una analisi di alcune sconfitte, nonché delle ragioni del dissenso interno sfociato nella dolorosa scissione, si deve realizzare un confronto sui contenuti programmatici, che dovrebbero incrociare le domande di senso e di futuro di tanti giovani: le risposte giuste non sono la ricetta di una modernizzazione suggestionata dalla cultura neoliberista e neppure la ricetta di un vecchio riformismo ideologico e massimalista. Mantenere un dialogo nella sinistra è nel contempo parlare ad un elettorato moderato non lasciando la sua rappresentanza ad altri, assumendo un’agenda sociale capace di intercettare i bisogni di tanti già a partire da quest’ultimo anno del Governo Gentiloni: povertà, famiglia,immigrazione, scuola e lavoro. Questa è la rivoluzione gentile di cui si sente un estremo bisogno che riconosce in Andrea Orlando l’interprete più vicino.