Una economia trasparente per una società più giusta

imageIncontro di Papa Francesco con gli imprenditori italiani di Confindustria

Sabato 27 febbraio 2016, Papa Francesco ha incontrato gli imprenditori italiani di Confindustria. E’ la prima volta che l’organizzazione delle imprese italiane ha varcato, ufficialmente, la sede petrina. Papa Bergoglio si è soffermato su alcuni punti essenziali dell’economia e dell’imprenditoria industriale del nostro tempo.

Il primo punto ha riguardato il principio di solidarietà. Ha detto il Pontefice: ”Volete riflettere insieme sull’etica del fare impresa: insieme avete deciso di rafforzare l’attenzione ai valori, che sono la ‘spina dorsale’ dei progetti di formazione, di valorizzazione del territorio e di promozione delle relazioni sociali, e che permettono una concreta alternativa al modello consumistico del profitto a tutti i costi”. Basare l’economia industriale sui valori della sussidiarietà e della solidarietà significa andare verso un’economia civile delle unità produttive e verso una finanza credibile degli istituti di credito.

Il secondo punto ha interessato il primato della persona umana che lavora e chi lavora è, oggi, sia l’imprenditore sia l’operatore. “’Fare insieme vuol dire – afferma il Vescovo di Roma – … impostare il lavoro non sul genio solitario di un individuo, ma sulla collaborazione di molti. Significa, in altri termini, ‘fare rete’ per valorizzare i doni di tutti, senza però trascurare l’unicità irripetibile di ciascuno. Al centro di ogni impresa vi sia dunque l’uomo: non quello astratto, ideale, teorico, ma quello concreto, con i suoi sogni, le sue necessità, le sue speranze, le sue fatiche”. È necessario che l’economia industriale sia un’economia trasparente, per tutti e di tutti.

Il terzo punto sottolineato dal Santo Padre ha avuto per oggetto la speranza affidabile per una società più giusta. “Nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium – prosegue il Papa – rilanciavo la sfida di sostenerci a vicenda, di fare dell’esperienza condivisa un’occasione per ‘maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti’ (n.87). Dinanzi a tante barriere di ingiustizia, di solitudine, di sfiducia e di sospetto che vengono ancora erette ai nostri giorni, il mondo del lavoro, di cui voi siete attori di primo piano, è chiamato a fare passi coraggiosi perché ‘trovarsi e fare insieme’ non sia solo uno slogan, ma un programma per il presente e il futuro”. Il principio di solidarietà e il valore del primato della persona umana dicono, con estrema chiarezza, che l’inequità sociale, l’isolamento esistenziale e la disperazione giovanile sono fenomeni che vanno eliminati “insieme” e dalla “vita comune”. Per estirpare l’isolamento esistenziale serve, invece, un supplemento d’innovazione, anche ambientale, del mondo del lavoro affinché nessuno si senta solo sia all’interno sia all’esterno della vita aziendale e industriale; per eliminare la disoccupazione giovanile urge, infine, trovare le strategie idonee, atte a favorire l’ingresso dei giovani nella sfera lavorativa. Il quarto punto – e ultimo – preso in considerazione dal Papa è l’instaurazione della giustizia umanistica, che ponga fine ai sistemi illeciti e illegali che alterano il mondo del lavoro e dell’impresa, con ricadute sociali devastanti e disgreganti. “Cari amici – conclude il Pontefice -, voi avete ‘una nobile vocazione a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti’ (Lett. enc. Laudato si’ , 129); siete perciò chiamati ad essere costruttori del bene comune e artefici di un nuovo ‘umanesimo del lavoro’. Siete chiamati a tutelare la professionalità, e al tempo stesso a prestare attenzione alle condizioni in cui il lavoro si attua, perché non abbiano a verificarsi incidenti e situazioni di disagio. La vostra via maestra sia sempre la giustizia, che rifiuta le scorciatoie delle raccomandazioni e dei favoritismi, La legge suprema sia in tutto l’attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indispensabile”. Un umanesimo del lavoro, di tutti e per tutti, è la strada da percorrere insieme per dare sostanza ad una “giustizia umanistica”, basata sul primato dell’uomo sull’economia e dell’etica sociale sulla finanza speculativa.

Prof. Tommaso Turi